25/10/2011

Visita gratuita al cratere del Vesuvio solo per i Campani

La visita al cratere del Vesuvio è a pagamento anche per i Napoletani. Sarebbe giusto che i cittadini napoletani, vesuviani e della Campania fossero esentati dal pagare questo tributo.  

 

La quasi totalità dei visitatori del cratere del Vesuvio sono turisti stranieri non cisalpini.

 

I visitatori per accedere al cratere devono pagare un biglietto su cui è scritto: “Parco nazionale del Vesuvio, gran cono del Vesuvio” e più piccolo “visita guidata / guidad tour”. Il prezzo del biglietto è di 8,00 euro. E previsto un biglietto scontato di 5,50 euro per i residenti nei comuni del Parco Nazionale del Vesuvio. Sia il prezzo pieno che quello scontato, sono più alti dei prezzi che gli enti turistici hanno concordato con le guide per questo tipo di visite.  

 

Il Cratere del Vesuvio si trova nel comune di Ercolano ed è suolo pubblico. Nessuno per legge può impedire l’accesso dei cittadini italiani su un suolo pubblico. Invece questo accade sul cratere del Vesuvio.

 

Si tratta di un caso unico e scandaloso, a cui nessuno fin ora si è opposto con forza. Personalmente sono salito sulle cime di tante montagne ma per nessuna di esse ho dovuto pagare un biglietto per accedervi. Unica eccezione… la montagna della mia zona natale, il Vesuvio.

 

Quando ad agosto 2011 sono salito sul cratere con un mio amico, ho trovato un capanno che formava un posto di blocco e relativa biglietteria ai lati del piazzale adibito a parcheggio, anch’esso a pagamento, ed un altro varco all’inizio di un viale il cui accesso era libero fino a pochi anni fa, ora con custodi e relativo ticket.

 

Pagato il biglietto al varco del piazzale adibito a parcheggio, siamo saliti per un sentiero molto ripido. Qui c’era un’altra postazione con relativo casotto in legno a uso delle guide. Sentendo che parlavamo italiano ci hanno chiesto se eventualmente avevamo bisogno una guida che spiegasse in italiano. Noi non ne abbiamo usufruito.

 

Abbiamo visitato le poche centinaia di metri per il periplo che le guide consentono di visitare. Quando siamo arrivati al varco opposto al fianco da cui siamo saliti, volevamo uscire e continuare frattanto la passeggiata, ma ci è stato impedito con molta arroganza e maleducazione dalla guida adibita a quel varco che molto sgarbatamente ci ha costretti a tornare indietro per scendere dallo stesso varco da cui eravamo saliti. Abbiamo evitato di fare questioni ma ci sono motivi legalmente validi per appellarsi.

 

Che un gruppo di Napoletani con competenze di guida turistica voglia lavorare, è lecito ed è giusto giacché da noi i posti di lavoro sono pochi e tanti altri lo stanno perdendo. E’ sbagliato invece imporre di pagare una guida e chiudere ogni accesso al cratere con ingressi presidiati da altrettanti posti di blocco con relativi capanni.

 

Non importa quale sia il pretesto che ha consentito a queste guide di pretendere il pagamento all’accesso al cratere del Vesuvio, esistono leggi che possono garantire  l’accesso gratuito per tutti. Tale battaglia non è difficile da vincere, ma le guide del Vesuvio poi non avrebbero più questi proventi. Non vogliamo che questi napoletani perdano la loro entrata ma solo che si arrivi ad una soluzione valida per tutti. L’ideale sarebbe di lasciare le guide per i turisti provenienti dall’estero e dalle altre 19 regioni italiane mentre per i residenti nella regione Campania entrare gratis, previo l’esibizione di un documento.

 

L’ingresso gratuito dei cittadini campani al cratere, consentirebbe loro di conoscerlo meglio ed essere così i promotori più accaniti per la tutela del Vesuvio, potenziandone l’immagine a livello pubblicitario e richiamando turisti da tutto il mondo.

 

Continueremo questa battaglia finché non otterremo quello che è giusto.

 

Joseph Epomeo

24/06/2011

Indipendenza sportiva

I Napolitani hanno la necessità di competere alla pari con il resto del mondo in qualsiasi settore, sport compreso. Non essere costretti a competere unicamente contro i disonesti cisalpini sia nelle attività economiche e sociali che nello sport.

 

Propongo la creazione di federazioni sportive in ogni disciplina, completamente autonome dall’Italia, per Napolitania, Sicilia e Sardegna. Il resto della repubblica italiana (Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige,  Umbria, Valle d’Aosta, Veneto, province di Roma e Viterbo, territori della province di Frosinone, Latina e Rieti che facevano parte dello stato pontificio) continuerebbe ed essere rappresentata dalle attuali federazioni sportive.

 

Allo scopo di rendere chiara la proposta prenderò ad esempio il calcio. Con questa proposta avremmo 4 federazioni calcistiche con i rispettivi campionati, dalla serie A fino alle categorie dilettantistiche. Nel Regno Unito ci sono 4 federazioni da quasi 150 anni nonostante sia un solo stato sovrano. La repubblica italiana avrebbe così le federazioni calcistiche di Italia, Napolitania, Sicilia e Sardegna anche con le rispettive nazionali che parteciperebbero alle competizioni internazionali.

 

La Napolitania potrebbe avere una “serie A” di calcio composta da 16 squadre, la Sicilia e la Sardegna ne avrebbero 10.  L’importante è che i campionati siano a girone unico e con gare d’andata e di ritorno; caratteristica indispensabile affinché i regolamenti U.E.F.A. e F.I.F.A. consentano alle squadre di club e le nazionali di partecipare a competizioni internazionali.  

 

Il centro-nord della repubblica italiana si tenesse le sue nazionali azzurre ed anche i titoli gia vinti… non sempre onestamente. Noi indipendentisti Napolitani non vogliamo essere rappresentati da squadre e da atleti che indossano l’azzurro dei Savoia che sono tra i responsabili dell’invasione della patria Napolitana e della Sicilia, del genocidio di quasi un milione di Napolitani, del saccheggio delle nostre ricchezze, dell’impoverimento della Napolitania, dell’esodo di decine di milioni di Napolitani e Siciliani.

 

Finalmente le squadre e gli atleti Napolitani laddove vincessero il massimo torneo nazionale si fregerebbero di un titolo veramente nazionale. Inteso come titolo per la propria nazione, del migliore in quella disciplina, per di più di una vera originaria nazione, non fasulla ed artificiale come l’Italia. 

 

Le nostre squadre, i nostri atleti non dovrebbero lottare per ottenere solo le briciole per partecipare alle competizioni internazionali, sia nei club che con la nazionale degli invasori. Infatti la loro presenza nelle squadre nazionali italiane è nettamente minoritaria ed inferiore al 25% che è la proporzione tra il territorio della Napolitania e quello di tutta la repubblica italiana.

                                                                                                                                                                          A dimostrazione di quanto su detto delle partecipazioni di squadre napolitane di calcio alle competizioni europee; tra il 1956 ed il 1999 si sono svolte 44 edizioni di coppa dei Campioni, 39 di Coppa delle Coppe e 13 di Coppa delle Fiere, tra il 1955 ed il 1971, 28 di Coppa U.E.F.A. dal 1971-72, per un totale di 124 tornei. L’unica squadra Napolitana ad ottenere l’accesso a queste competizioni è stato il Napoli con 2 partecipazioni alla Coppa dei Campioni, 2 alla Coppa delle Coppe, 4 alla Coppa delle Fiere e 12 alla Coppa U.E.F.A. per un totale di 20 presenze. Dalla stagione 1999-2000 ci sono state 12 edizioni di Champions League e 12 di Coppa U.E.F.A. o Europa League. In questo periodo ci sono state 2 partecipazioni del Napoli in Coppa U.E.F.A.  e l’anno prossimo gli Azzurri parteciperanno alla Champions League. Considerando anche i tornei del 2011-12, i tornei europei disputati o da disputare sono in totale 26. Insomma in 57 anni la Napolitania ha avuto solo la squadra della sua capitale e metropoli con 23 presenze nelle competizioni europee. Qualora nello stesso periodo avesse avuto la sua federazione calcistica anche se questa fosse stata tra le più scarse nella classifica europea avrebbe avuto diritto tra il 1956 e il 1999 ad una rappresentante nelle tre coppe; e dal 2000 al 2012 una per ogni torneo, in totale le partecipazioni sarebbero state 150 e non le misere 23 del Napoli. Lo stesso Napoli probabilmente avrebbe partecipato 57 volte a tornei europei. Si sarebbero aperte le porte dell’Europa calcistica anche per Bari, Lecce, Foggia, Salernitana, Avellino, Reggina, Catanzaro e Pescara. Se poi consideriamo che le nostre squadre sono sempre state nettamente migliori di quelle non solo dei piccoli stati ma di almeno la metà degli stati europei la nostra classifica sarebbe stata tale da avere tra le 2 e le 3 squadre in coppa U.E.F.A. fino al 1999 e 2 o 3  tra accesso diretto e preliminari sia in Champions League che in Europa League, allora anche squadre provinciali potevano partecipare a competizioni europee come per esempio: Cavese, Nocerina, Sorrento, Campobasso, Barletta, Cosenza e Potenza.

 

Questo solo esempio del calcio spiega perché è necessaria l’indipendenza sportiva delle squadre della Napolitania e anche per la Sicilia e la Sardegna. Con gli sportivi cisalpini ci scontreremmo eventualmente solo in competizioni internazionali organizzate da enti sopranazionali e superpartes, non da federazioni controllate da vertici cisalpini che spesso screditano il regolare svolgimento dei tornei. Non avremmo a che fare con i tifosi cisalpini spesso razzisti contro gli atleti e i loro sostenitori Napolitani e Siciliani, evitando periodici scandali di partite illecitamente condizionate dove i protagonisti sono nella quasi totalità squadre del nord.  

 

Inoltre sarebbe una gioia immensa vedere alla cerimonia d’apertura delle olimpiadi sfilare gli atleti Napolitani con dietro la loro bandiera.

 

Joseph Epomeo 

          

01/05/2011

Alcune proposte per Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio

Alle elezioni comunali di Napoli del prossimo 15 e 16 maggio il sottoscritto è candidato alla municipalità di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio nella lista di Insorgenza Civile.

 

http://www.insorgenza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=46&Itemid=2

 

Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio subiscono il triste destino di tutte le periferie delle grandi città, una volta erano comuni a se ed avevano un relativo benessere.

 

Per Ponticelli è previsto la costruzione di un inceneritore. Il sottoscritto come il movimento in cui milita è contro gli inceneritori e le mega-discariche ed a favore dalla raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio, che fatto bene, conduce alla formula: rifiuti zero. E’ ingiusto che Ponticelli uno dei pochi quartieri di Napoli che fa la raccolta differenziata con il porta a porta, con una percentuale del 77,1 %, debba addirittura vedere la sua popolazione punita con l’inceneritore. L’inceneritore non deve essere costruito ne a Ponticelli ne in nessuna altra zona. Mi batterò con tutte le mie forze, accanto a tutti coloro che sono contrari a questa barbarie affinché questa fabbrica di morte non sia costruita.

 

E’ fondamentale rivalutare il patrimonio monumentale di San Giovanni a Teduccio e Barra che hanno nel loro territorio ville settecentesche e seicentesche. Il turismo dovrebbe oltre il centro storico di Napoli, coinvolgere anche questi quartieri. La costa di San Giovanni a Teduccio va recuperata. Il depuratore va reso funzionante, la spiaggia rilanciata alla balneazione.

 

Giuseppe Savoia

 

 

30/04/2011

Parole senza valore

Il 15 e 16 maggio ci saranno le elezioni amministrative, tra gli enti locali dove si vota c’è anche la città di Napoli già capitale del Regno di Sicilia tra il 1266 ed il 1285 del Regno di Napoli tra il 1285 ed il 1816 ed infine del Regno delle Due Sicilie tra il 1816 ed il 1860. 

 

La consultazione elettorale a Napoli ha un’importanza politica di primo piano a livello Nazionale, intendo la Napolitania ovvero l’ex Regno di Napoli, non certo la repubblica italiana. L’importanza della presenza alla competizione di un movimento identitario Napolitano è talmente importante e con tante implicazioni che per descriverle tutte ci vorrebbe un articolo a parte. Il destino di Napoli non dovrebbe interessare solo i poco più di 14 milioni e mezzo di Napolitani in patria ma anche quelli dispersi in tutto il resto del mondo che raggiungono più del doppio. Ecco che per chi ha recuperato la vera identità, l’importanza delle elezioni a Napoli è mondiale.

 

Dopo che si è preso coscienza e recuperata la nostra antica identità, che si apprendono i crimini del risorgimento, i crimini che l’ex Regno delle Due Sicilie subisce dal 1860 e contemporaneamente, il saccheggio che Napoli continua a subire, bisognerebbe avere comportamenti coerenti. Tra questi quello di non collaborare o appoggiare i nostri oppressori, di cui un braccio operativo è la partitocrazia, un altro comportamento è contrastare i sedicenti salvatori di Napoli che s’incarnano nei candidati sindaco della partitocrazia.

 

Il sottoscritto è un indipendentista e crede che la partecipazione alle consultazioni elettorali vada fatta solo entrando in liste che seguono i principi del duosicilianismo e Napolitanismo.

 

Chi è un patriota Napolitano non può permettere che continui il sacco di Napoli perciò deve appoggiare solo liste promosse da movimenti identitari Napolitani. L’unica lista con queste caratteristiche presente in queste elezioni è Insorgenza Civile che sostiene il candidato sindaco Raffaele Di Monda.

 

Il partito del Sud ha solo alcune ma non tutte le caratteristiche del duosicilianismo ed è in coalizione con un candidato sindaco della partitocrazia, che non è il peggiore di quelli in corsa, ma secondo il sottoscritto avrebbe dovuto continuare a fare quello che meglio sapeva fare: il magistrato. La posizione del partito del Sud non la condivido ma la rispetto. Invece non possono meritare rispetto le altre scelte.

 

Sono rimasto deluso dal fatto che tanti meridionalisti o indipendentisti dichiarati che si sono candidati a titolo personale nelle liste di partiti italiani che non condannano il risorgimento e non mettono in discussione questo sistema. Sono tutte scelte contraddittorie non solo con l’indipendentismo ma anche con il meridionalismo di stampo borbonico.

 

Una cosa è essere indipendentisti e candidarsi come ha fatto il sottoscritto con Insorgenza Civile che non è un movimento indipendentista, ma corre senza allearsi con la partitocrazia dimostrando così uno spirito d’indipendenza e coerenza con alcuni principi che da tre anni e mezzo diffondo da questo blog. Una cosa è l’ideale indipendentista che va perseguito, un’altra è avere un minimo di buon senso nel raggiungere gli obbiettivi aggregandosi ad un movimento coerente con determinati principi politici ed etici ma allo stesso tempo dotato di capacità organizzative capaci di tramutare le idee in azioni.

 

La politica vera è fatta di ideali ma questi vanno perseguiti con buon senso e strategia. Questo concetto non vorrei fosse frainteso da chi giustifica alleanze con chiunque anche con chi non solo non condivide nessun punto ideale ma porta avanti principi opposti. Oltre agli ideali, in politica deve contare anche l’etica, la scelta dei compagni di viaggio va fatta anche sotto questo aspetto.

 

E’ proprio una fortuna che ci sono periodicamente elezioni così possiamo valutare dalle scelte di posizione dei vari personaggi la forza e la veracità delle loro idee; distinguere i veri patrioti da quelli sedicenti. Non so se la storia ci giudicherà, intanto lo stanno facendo i contemporanei.

Napoli capitale mondiale! Napolitania sovrana!

 

Joseph Epomeo

       

 

19/03/2011

No al nucleare in Napolitania e Sicilia

Il governo italiano presieduto dal retrivo Berlusconi ha deciso in controtendenza col resto del pianeta, di affrettare la costruzione di centrali nucleari. A dispetto non solo dell’attualissima tragedia del Giappone ma anche di numerosi incidenti precedenti avvenuti in tutto il mondo di cui l’unico noto a tutti è quello di Černobyl'.

 

Perché sono contrario alle centrali nucleari:

1) Le scorie radioattive sono un grave problema e restano attive e pericolose per quattro miliardi di anni anche a grande distanza. Non esiste né in Napolitania né in Sicilia un luogo sicuro per conservarle essendo le due regioni a grande rischio sismico. Sempre inerente alla nocività delle scorie, non valutiamo un periodo lungo quattro miliardi di anni ma uno di poche migliaia. Noi abbiamo ereditato degli antichi Egizi le piramidi, la sfinge e tombe monumentali, dai greci i loro templi imponenti ed i teatri e dagli antichi romani anfiteatri ed acquedotti. Le civiltà future di un domani lontano come il passato che ci divide dalle civiltà citate, avranno in eredità le scorie nucleari!... Noi potremmo, per così dire, vantarci di essere stata la prima “civiltà” a lasciare come segno di riconoscimento…. immondizia tossica.

2) I reattori nucleari hanno bisogno di una grande quantità d’acqua dolce, milioni di metri cubi al giorno per raffreddare le barre. In Napolitania non abbiamo molti fiumi con grandi portate d’acqua, in Sicilia la situazione è ancora peggio. Non c’è l’acqua sufficiente all’uso domestico o agricolo e quella che c’è la dirottiamo ai reattori nucleari? E’ una pazzia!

 3) In caso d’incidente le zone che si trovano nel raggio di meno di cento chilometri sono le più esposte e le relative popolazioni rischiano molto. Bambini che nascono deformi, percentuali altissime di tumori e sterilità. Insomma sarebbe un genocidio.

 4) Non ci servono le centrali nucleari. Uno studio fatto un paio di anni fa riportano come zone favorite per la produzione di energia solare la Sicilia e la Napolitania. Per l’eolico: idem, con l’aggiunta di Lazio ed Umbria. L’energia che Napolitania e Sicilia potrebbero produrre con il solare e l’eolico coprirebbe l’80% del fabbisogno della repubblica italiana. Ora considerando che la Napolitania e la Sicilia corrispondono ad un terzo del territorio italiano e la loro popolazione è di 19 milioni ovvero poco più di un terzo della popolazione italiana è chiaro che con le fonti rinnovabili Napolitania e Sicilia produrrebbero circa 230% dell’energia che effettivamente serve.

 5) Sono un indipendentista e del debito pubblico dell’Italia me ne frego. Quando saremo indipendenti, visto che ai cisalpini è piaciuto saccheggiarci, è giusto che si accollino il 100% del debito. Per le centrali nucleari che già esistono in Slovenia, Francia ed Austria ai confini delle regioni cisalpine, sono cavoli loro…. sempre per un discorso indipendentista e non solo, a buon intenditor poche parole!

 

Joseph Epomeo

Contro un tricolore massonico e senza storia

La maggior parte delle bandiere di stati sovrani o di regioni sono tricolori con bande verticali o fasce orizzontali. Ho notato che i colori usati per questa bandiere sono sempre presi tra questi sei: 1) bianco 2) giallo o oro 3) verde 4) rosso o porpora 5) blu o azzurro 6) nero. Molte delle bandiere di stati sovrani sono d’ispirazione massonica. La più massonica di tutte è quella della repubblica italiana.

 

Il sottoscritto non vuole che un futuro d’indipendenza per la Napolitania, ovvero l’ex Regno di Napoli, sia federato con la Sicilia o da solo, abbia una bandiera che si ispiri a quella massonica e senza fondamento storico.

 

Sono contrario al tricolore a fasce orizzontali bianco, rosso e giallo perché è uguale a quello dell’Ossezia del Sud regione della Georgia, che rivendica l’indipendenza, questa bandiera è stata adottata dagli osseti nel 1990.  Rischiano il plagio in buona o in cattiva fede questi sprovveduti compatrioti.

 

Il tricolore a bande bianco, rosso e giallo è stato un arbitrio antidemocratico imposto da due tre persone che svegliandosi un mattino l’hanno adottato nella piena ignoranza della storia araldica napolitana. Ogni tentativo di aprire un dibattito o un confronto è stato respinto a riccio adducendo che quella è la bandiera che hanno scelto e va  accettata da tutti senza discutere; praticamente alla stessa maniera in cui è stato imposto quello italo - cisalpino a tutte le nazioni libere della penisola e sotto questa sorta bandiera sono state conquistate e sono tuttora oppresse.

 

La bandiera è un simbolo e va scelta con un sondaggio e non imposta con la forza. Questo mi fa pensare che anche altre questioni nel futuro stato indipendente napolitano o delle Due Sicilie, potrebbero essere imposte in modo autoritario. Le stesse persone che hanno imposto la bandiera si sono dimostrate intransigenti su altri temi. Essere tirannici o democratici è un atteggiamento. Perciò chi è tirannico su un simbolo come la bandiera lo sarà su tutto.

 

Una bandiera imposta con la forza non sarà mai amata da tutti i cittadini che dovrebbe rappresentare, che nella migliore delle ipotesi la sciorinerebbe solo in occasioni di vittorie sportive. Tutte le bandiere imposte con la forza finiscono per essere rinnegate, abbattute e bruciate. Verrà questo giorno anche per le bandiere di regimi tirannici che ancora resistono in varie parti del mondo.

 

Non sono d’accordo al tricolore a bande bianco, rosso e giallo per come è posto l’ordine dei colori per motivi araldici. In nessuno stemma storico del Regno di Napoli, delle sue province (esistite tra il XII secolo ed il 1816), delle sue principali città c’è il rosso sopra al giallo, anzi è il contrario. Nello stemma della città di Napoli il giallo è sopra al rosso, lo stemma d’Aragona Napoli ha nove strisce verticali, cinque gialle e quattro rosse, la prima partendo da sinistra è gialla. Questo stemma ha ispirato quello di Terra d’Otranto costituendone lo sfondo sul quale scudo c’è un delfino con una mezza luna in bocca. Lo stemma della Calabria Ulteriore è lo stemma Aragonese tagliato dalla croce di Sant’Andrea i due cantoni superiore ed inferiore mentre i due laterali sono bianchi con due croci greche al centro. Insomma in tutti i nostri stemmi figura il giallo sopra al rosso. Anche la bandiera della Sicilia il trinciato giallo è sopra quello rosso.

 

Suonare un pezzo di musica sacra al contrario, mettere il crocifisso all’ingiù sono gesti di invocazione e sottomissione a satana. Altrettanto lo è invertire un simbolo, evidenzia confondere le idee e sottomettere viscidamente le persone a cose demoniache. Molti sanno che il satanismo e l’esoterismo sono spesso associati alla massoneria. Perciò credo che il rosso sopra al giallo rientra in questo perfido progetto.

 

A tutto questo sulla bandiera non c’è uno stemma appropriato. Si sta suggerendo di mettere un cavallo impennato, adducendo che questo è un simbolo distintivo della Napolitania ovvero del Sud Italia continentale. E’ storicamente falso! Il cavallo era uno stemma di due sedili di Napoli: Capuana e Porto, nemmeno della città di Napoli. Dopo il 1816 con l’istituzione della provincia di Napoli del Regno delle Due Sicilie (provincia più piccola di quella della repubblica italiana) un cavallo nero in campo oro è stato adottato sullo scudo di questa provincia. Nessun altra provincia della Napolitania ha mai avuto il cavallo come stemma. Perciò la scelta del cavallo come simbolo non rispetta le nostre radici storiche ed è inappropriata.

 

Il sottoscritto ha elaborato tante proposte di bandiere per la Napolitania. Tutte rispettano alcuni principi importanti: 1) la storia araldica napolitana 2) hanno all’interno i colori storicamente più usati nei vari scudi araldici, nazionali, provinciali e comunali ovvero: bianco, giallo, oro, porpora e blu o azzurro 3) Quando sono presenti l’oro ed il porpora, l’oro va sopra. 4) E’ stato introdotto in ogni bandiera lo scudo del Regno di Napoli tra il 1759 ed il 1806 prima dell’invasione napoleonica e della fine del Regno di Napoli e del Regno di Sicilia nella fusione in Regno delle Due Sicilie, perché è stato l’ultimo simbolo nazionale solo napolitano ed è stato introdotto per simboleggiare che la futura Napolitania è erede morale e storica dell’antico Regno di Napoli. 5) Lo stemma del Regno di Napoli tra il 1759 ed il 1806 è stato messo in una parte di bandiera con fondo bianco per riprodurre un pezzo dell’antica bandiera in quella moderna. Poiché la nostra bandiera era solo bianca. Anche qui c’è la volontà di manifestare continuità morale e storica con il Regno di Napoli.

 

La nuova bandiera deve essere innovativa ma simboleggiare anche un legame con le nostre radici. Non basta prendere una bandiera disegnarla ed assemblarla. Importante è lo spirito con cui si fanno le cose. Una bandiera è molto più che dei pezzi di tessuto messi insieme… è un simbolo che spiritualmente rappresenta una nazione. Il sottoscritto questa spiritualità l’ha celebrata nel lavoro delle bandiere che ha proposto. Non mi interessa che sia adottata una di quelle che ho proposto, l’importante è che la nuova segua i canoni che ho elencato. Chiaramente se venisse scelta una bandiera tra quelle che ho proposto, come qualsiasi mortale, non potrei che essere fiero di aver dato il mio contributo alla ricostruzione della Nazione Napolitana.

 

Joseph Epomeo