13/11/2009
SputtaNapoli deve finire!
Lo “Stato Italiano”, che italiano non è (perché come sanno tutti, lo stato Italiano è l’organizzazione di controllo degli italiani da parte della finanza internazionale che non conserva nessuna sovranità, né Politica – delegata all’economia- né economia – delegata col signoraggio alle banche – né militare – delegata alla NATO (leggasi Usa) prima ha tentato di ammazzarci tutti (1861-1875) causando un milione di morti su nove milioni di abitanti. Poi ha tentato di deportarci tutti nel pacifico, come facevano gli inglesi coi criminali (1865). Infine ci ha costretti a lasciare la nostra terra (30 milioni di meridionali hanno lasciato il Sud in 150 anni, nel 1861 Torino era la terza città del Sud, per abitanti dopo Napoli e Palermo ed oggi Roma è la città più grande della Calabria) e poi si è inventato lo “Sputtanapoli” per convincere noi meridionali che il tutto è colpa nostra.
Ma Sputtanapoli continua ancora. Veniamo ai fatti. L’avamposto prefettizio dello Stato a Napoli diffonde un video dove un uomo uccide un altro uomo, in mezzo a gente indifferente. Scopo ufficiale? Chiedere alle persone presenti di riconoscere l’assassino, in quanto, le indagini non hanno portato a risultati. Effetto di questa scelta balorda? La stampa, gli opinionisti e i commentatori vari, denigrano Napoli e con essa tutti i meridionali, tacciandoli di indifferenza, scarso senso civico, mancata collaborazione con le istituzioni. Risultato? I colpevoli della camorra a Napoli sono i Napoletani!
Sputtanapoli ha raggiunto i suoi scopi reali. Convincere i Napoletani che la colpa di tutto è “geneticamente” loro, che tutto resterà uguale e che non c’è altra strada se non quella di emigrare.
A questo punto siamo stanchi di subire questo ignobile gioco al massacro che serve ad una sola cosa: far scaricare sui governati le esclusive colpe dei governanti.
Per dimostrare questa cosa dobbiamo fare alcuni esempi di Sputtanapoli, ad ogni livello. Livello basso: I tifosi del Napoli, come tutti i tifosi d’Italia, vanno in trasferta, facendo un poco di casino? Titoloni di giornali che evidenziano l’ “inciviltà” dei meridionali. Dopo un anno si scopre che era tutta una montatura: due trafiletti e nessuna scusa ai tifosi, ai Napoletani e a tutto il Sud.
Ma saliamo di livello. Napoli sommersa dall’immondizia? Veniamo umiliati nel mondo e la colpa è solo dei napoletani che sono incivili. Quando si scopre che lo Stato dal 2001 al 2006 dà 15 euro per ogni cittadino del nord per lo smaltimento dei rifiuti e 4,6 ad ogni cittadino del sud, nessun titolo contro lo Stato colpevole. Quando si scopre che i rifiuti che invadono le discariche sono tutti rifiuti industriali del nord, nessuno incolpa il nord di essere il miglior partner commerciale della Camorra e quando si evidenziano le responsabilità del Governatore, sinistro, Bassolino, invece di mandarlo in galera, lo Stato ed il governo, di destra, lo promuovono responsabile della bonifica. Ed ai napoletani che hanno subito l’ingiuria mondiale? Nemmeno una riga di scuse. Non vi dico l’imbarazzo e lo sforzo che lo Sputtanapoli deve fare una volta raggiunto l’obbiettivo di dimostrare che i napoletani sono, da sempre (sic), un popolo di munnezza quando noi meridionalisti facciamo girare un documento che dimostra che al sud dal 1836, cioè quando eravamo italiani senza lo Stato Italiano, avevamo la prima legge sui rifiuti differenziati d’Italia e del mondo, dimostrando lo stato di civiltà in cui vivevamo prima che il nord ci venisse ad invadere. Per non parlare del fatto che continuano a nasconderci che le regioni a più alto tasso di “reati ambientali” sono il Veneto ed il Trentino.
E vogliamo fare qualche riferimento storico? Appena fatta l’unità costruirono la superiorità razziale nordista sulle teorie di Lombroso, basate sul fatto che i meridionali erano geneticamente inferiori in quanto avevano il cranio tondo e l’assenza di una fantomatica vertebra. Conseguenze? Gli italiani venivano divisi sotto la Statua della Libertà, dall’ufficio emigrazione americano, in tre categorie. I nordisti in “bianchi”, i meridionali in “non bianchi” e i Siciliani i “negri di colore chiaro”. Quando si scoprì l’assurdità di tale razzismo, (“grazie” alle leggi razziali del fascismo) nessuno si preoccupò di chiedere scusa ai meridionali, neppure gli anti-razzisti.
Ma andiamo avanti. Titoloni di giornali negli anni 70 “…percentuale altissima di bambini affetti da malattie infettive a Napoli”. Subito si scatena l’attacco di “Sputtanapoli” sui meridionali “scarsamente attenti” all’igiene, abituati a “mangiare nel sudiciume”, affetti da endemico colera, incivili da sempre (noi, gli eredi della Magna Grecia). Quando si scoprì che tale percentuale era dovuta al fatto che a differenza del Nord che aveva più ospedali che potevano curare le malattie infettive al Sud c’era un solo ospedale e che, a conti fatti, le percentuali erano inferiori al sud che al nord? Silenzio. E nessuno che ricordi che al Nord esisteva la malattia endemica della Pellagra che rende geneticamente stupidi.
Ed ancora. Ve li ricordate i soldi del terremoto? Titoloni enormi su come al Sud eravamo tutti ladri, pure quelli che sono rimasti 30anni nelle roulotte, dimenticando sempre di dire che i politici meridionali erano sempre eletti in partiti asserviti agli interessi del Nord, magari proprio dalle industrie che affittavano o costruivano roulot… Ma poi quando il Fondo Monetario Internazionale scopre che i soldi del terremoto sono andati per l’87% ad aziende del Nord che succede? Nessuno si preoccupa di chiederci scusa o di accusare i nordici di ladrocinio, in combutta con camorra e giudici corrotti. Sara stata una dimenticanza?
Ci hanno “scartavetrato” la coscienza loro e la “Cassa del mezzogiorno” ed il Nord che lavora ed il Sud che ruba, il Nord che paga e il Sud che incassa…..ma poi quando l’accademia dei Lincei, dimostrò che grazie alle rimesse degli emigranti meridionali, e solo dei meridionali, il Sud dava allo stato 32 volte quello che lo stato dava al Sud attraverso la cassa del mezzogiorno, nessuno ha parlato, nessun politico del cazzo meridionale ha urlato la verità, nessun giornale ha chiamato quelli del Nord con il loro vero nome: cioè, ladri, bugiardi, cassaintegrati coi soldi nostri, pezzenti arricchiti, ignoranti, falliti cronici salvati dallo Stato e quindi da noi, bancarottieri alla Parmalat, criminali storici dai tempi di Don Rodrigo… la cosa assurda e che nessuno degli economisti di stato, che stanno sempre li a farci conti in tasca si è mai domandato: “scusate ma di quei 31 che restano dei meridionali, lo stato che ne ha fatto?”
Ma i Napoletani si sa, sono incapaci a gestirsi, prova ne è, il Banco di Napoli pieno di debiti. Ed infatti lo Sputtanapoli invoglia i laboriosi nordisti ad “aiutarci”. Loro, come Garibaldi 150anni prima, scendono e si prendono il Banco di Napoli, perché sono “bravi ed onesti”. Dopo 13 mesi si scopre che gli incapaci meridionali avevano il Banco di Napoli con 9 miliardi di sofferenza, ma soprattutto che a comprarsi il Banco, sono venuti i Torinesi che ne avevano 11. Come mai nessuno ha chiamato i Torinesi, pezzenti e incapaci? Ma soprattutto perché gli sputtanatori di Napoli, non hanno subito chiesto di togliere agli incapaci debitosi torinesi la loro banca?
Ed arriviamo al video dell’omicidio di Mariano Bacioterracino avvenuta l’11 maggio.
La colpa è dei meridionali che non denunciano? Scusate ce lo siamo dimenticati che fine ha fatto Giancarlo Siani? E di quelli ammazzati perché avevano denunciato le estorsioni, dai camorristi lasciati liberi dopo solo 2 anni? Qualcuno vorrebbe ricordare che il pizzo nel Casertano si pagava nella caserma dei vigili urbani? E che per diventare Vigile bisognava essere raccomandati? Che a Giugliano la caserma dei carabinieri è abusiva, significherà qualcosa? Ce lo possiamo chiedere, assistendo ogni giorni a scandali e denuncie se partiti politici e camorra sono la stessa cosa, e che quindi lo Stato, fatto dai partiti, per la proprietà transitiva è fatto da camorristi? Lo vogliamo ricordare che questa alleanza fra Stato e malavita è nata proprio con l’unità d’Italia e che è con Garibaldi ed i piemontesi che la malavita si definisce organizzata perchè si organizzò, insieme allo Stato, per impedire che i meridionali, tutti, si ribellassero ai Savoia? E dell’accordo degli americani con la Mafia per sbarcare i Sicilia? E del bacio di Andreotti? Di Salvo Lima? Vogliamo parlarne? Sputtanapoli vuole convincerci che al sud lo stato combatte la mafia. Ma è di qualche settimana fa la notizia che lo stato trattava con la mafia e che le stragi di via d’Amelio e Capaci non furono altro che armi di contrattazione fra stato e criminalità. E di quando lo stato trattò con Cutolo per liberare il generale della NATO? E dei servizi segreti che facevano entrare ed uscire camorristi dalle carceri come denunciarono Buscetta e Cutolo? E qualcuno vorrebbe far notare ai giornalisti che nelle zone ad alta criminalità ci sono delle “anomalie” elettorali? E quando parlano di “compravendita di voti”? Secondo voi fra chi è la compravendita ed in cambio di cosa? E che dire di tutti i comuni sciolti per infiltrazione mafiosa in Campania e mai nessun giornalista che chieda di togliere il diritto di voto ai camorristi? Tutte queste cose i napoletani le sanno, le sentono, le vivono… secondo voi bastano a dimostrare che la camorra è nei partiti, che i partiti sono nello stato e che quindi la camorra è lo stato dal 1861 SONO la stessa cosa? Secondo noi, sì. E quindi accusare i napoletani di indifferenza, facendoli passare per complici della camorra mentre lo stato è costantemente in contatto con la camorra nella completa indifferenza degli interessi dei meridionali è o non è un atto di malafede e di sputtanamento senza fondamento? Istigazione al suicidio: l’invito ai napoletani di denunciare i camorristi allo stato sarebbe come chiedere di denunciare Hide a Jekyll.
Fin quando al potere ci saranno partiti antimeridionali e fin quando la stampa tutta sarà tutta di proprietà di poteri forti nordisti, NON CI ASPETTIAMO SCUSE, ma non aspettatevi che subiremo in silenzio ancora per molto.
E quindi vi diciamo apertamente cosa siete. In realtà siete solo dei pezzi di merda. Perché se volevate trovare il killer, non c’era bisogno di mostrare il video, ma solo il frame, con la foto. Se volevate far ricordare il luogo alla gente che avrebbe potuto vederlo, potevate tagliare le scene cruente e i gesti di indifferenza. E siete anche dei pezzi di merda infami. Perché se volevate una certezza che quelle persone non parleranno mai e poi mai, l’unica cosa che non dovevate fare era quella di mostrare i loro volti, in modo da farli riconoscere dai vostri killer, chiamati camorristi (al posto vostro Putin ha dovuto ricorrere ai servizi segreti per fare degli omicidi di stato.
Ma voi non volevate i colpevoli, anzi sicuramente il nome del colpevole lo sapete già, voi non volete combattere i vostri compagni di merenda camorristi, voi volevate una sola cosa SPUTTANARE NAPOLI.
Ma fin quando avremo la forza per farlo, noi meridionali VI INSORGEREMO CONTRO!
Nando Dicè
20:12
Scritto da : josephepomeo
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16/09/2009
Meglio Napolitani che borbonici
Molte persone tra cui anche i meridionalisti, quando parlano del Sud Italia e di quando era indipendente fanno largo uso dell’aggettivo borbonico.
La bandiera del Regno delle Due Sicilie diventa bandiera borbonica. In questo caso basterebbe conoscere la sua storia e tutti i cambiamenti che sono avvenuti nello stemma, dalla nascita del Regno di Sicilia nel 1139 per capire che non è così. E’ pur vero che lo stemma sulla nostra bandiera storica si è formato dalle armi di tutte le dinastie che hanno regnato e dei territori su cui avevano pretese dinastiche; infatti ogni dinastia aggiungeva il suo stemma a quello delle dinastie precedenti. Tutto questo crea confusione. Qualora la bandiera delle Due Sicilie fosse stata una bandiera dinastica la sua composizione sarebbe stata molto più semplice, infatti ci sarebbe stato solo uno scudo con tre gigli in campo blu.
L’inno di Paisiello scritto nel 1787 per il Regno di Napoli diventa in seguito anche quello del Regno delle Due Sicilie. Il Regno Unito considera “inno nazionale” “Save the Queen” o “King” a secondo se a regnare è una regina o un re. Gli inglesi considerano un inno che è anche inno reale come inno nazionale, ma loro hanno formato un impero, invece per i meridionali l’inno nazionale Napolitano lo considerano borbonico perché sono i discendenti di un paese che è stato conquistato.
L’uso abuso dell’aggettivo borbonico raggiunge il parossismo quando viene definito borbonico l’esercito, le ferrovie, i ponti in ferro, la flotte militari e mercantili, l’osservatorio astronomico di Capodimonte, ecc., mentre dovrebbero essere definite o Napolitane o Siciliane secondo la zona interessata.
Perché avviene questo? Come mai anche i giacobini preferiscono definire bandiera, inno, esercito, strade, ferrovie, ponti ecc. come borbonici?
Definire borbonico quello che era Napolitano o Siciliano prima del 1861 significa far credere che nelle Due Sicilie tutto era di proprietà della dinastia Borbone compreso le persone. Questo può giovare solo alla propaganda nemica dei Napolitani e dei Siciliani e da parte di certi meridionali è sintomo di servilismo cronico.
Se prendiamo coscienza che in passato abbiamo avuto la bandiere Napolitana e Siciliana, l’esercito Napolitano, l’inno nazionale Napolitano, la marina Napolitana, le ferrovie Napolitane e tante altre cose…guai ai polentoni, ai poteri forti ed ai giacobini!
La conseguenza sarebbe che riscoprendo che non ci mancava nulla, come prerogativa di ogni stato indipendente, potremmo reclamare la libertà ed il diritto ad auto-determinarci.
I Borbone e tutta la classe dirigente Napolitana e Siciliana dell’epoca, hanno perso la battaglia delle idee. Questo ha spianato la strada alla conquista del Regno delle Due Sicilie. Attualmente i nostri nemici con la loro propaganda non si distraggono mai, anche nei particolari più insignificanti, e non definiscono mai una cosa sia del passano che del presente, Napolitana, Siciliana o meridionale tranne se devono parlare di criminali.
Questa propaganda va contrasta con la stessa tenacia e determinazione, frase per frase, parola per parola, fino all’ultima lettera. Cominciamo a definire, a secondo della zona, Napolitano o Siciliano tutte le cose del passato che oggi definiamo borboniche.
Joseph Epomeo
18:36
Scritto da : josephepomeo
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29/07/2009
Militari delle Due Sicilie nella guerra di Secessione americana
Non è questa la sede per affrontare la complessa problematica della guerra di secessione americana (1861-65). Sicuramente non è possibile accettare la volontà degli Stati del Sud del tempo di conservare un sistema sociale, che vincolava ancora la manovalanza negra in uno stato di schiavitù. Tuttavia, nello stesso tempo, non siamo disposti ad accettare la tesi bugiarda di un nord più civile. Lo sterminio e la feroce persecuzione degli indiani americani (I Pellerossa) è stato un crimine orrendo, che non assolve certo il nord degli Stati Uniti. I metodi brutali usati dalle truppe del nord, durante la guerra di secessione, gettano inoltre ulteriore discredito sulla coalizione vittoriosa.
D’altra parte non ci sembra che la questione della schiavitù fosse il problema centrale della contesa. E’ evidente infatti che questa istituzione sarebbe andata progressivamente sparendo al Sud, anche nel caso che gli Stati Confederati avessero vinto la guerra. Appare certo, piuttosto, che il Sud degli Stati Uniti, allora e ancor più ora (per la fortissima immigrazione ispanica), era una realtà profondamente diversa degli Stati del nord. In questa diversità sono quindi da ricercare le ragioni profonde che condussero alla grande guerra di secessione americana.
Per quanto ci riguarda è inutile nascondere che un moto istintivo di simpatia ci sospinge comunque verso gli Stati americani del Sud; lo stesso moto di naturale simpatia che spinge tanti giovani del Sud d’Italia a sventolare nei campi di calcio la bandiera degli Stati Confederati del Sud.
Questo sentimento dovette senz’altro avere peso nella scelta di tantissimi militari dell’esercito delle Due Sicilie, che, all’indomani del 1860, accettarono di arruolarsi tra le file dell’esercito degli Stati Confederati. La vicenda, di grande interesse, ci è stata raccontata per grandi linee dall’amico siciliano Pier Luigi Rossi, che da anni si sta occupando di questa vicenda.
Un ex ufficiale dell’esercito britannico, il capitano Bradford Smith, giunto a Napoli il 14 ottobre 1860 con seicento volontari della legione britannica, racconta nel suo diario che il generale americano Chatham Roberdeau Wheath, dopo aver appreso dell’elezione di Abraham Lincoln a Presidente e prevedendo un imminente conflitto tra Nord e Sud, lo aveva incaricato nel dicembre 1860 di reclutare nell’ex reame delle Due Sicilie sbandati dell’esercito delle Due Sicilie, da inviare a New Orleans, per combattere a favore degli stati Confederati del Sud. Grazie alla mediazione del maggiore dell’esercito Achille de Liguoro, che nei primi mesi del 1861 reclutò soldati dell’esercito riparati nello Stato Pontificio, e all’aiuto di Liborio Romano, il capitano inglese riuscì a raccogliere un migliaio di uomini, i quali, a bordo della nave Elisabetta, partita da Palermo nel mese di gennaio con 51 uomini originari della Sicilia, e del piroscafo inglese Olyphant, salpato da Napoli, raggiunsero New Orleans in Luisiana nel marzo del 1861. In questa regione, gia allora, esisteva una vasta popolazione di emigranti italiani, per la maggior parte di origini siciliane e meridionale, dedita per lo più alla pesca e al piccolo commercio, stimata in circa settemila unità. Non si sa da quando tempo i primi meridionali si erano stabiliti in Luisiana; è certo però, che gran parte vi si erano recati dopo gli sconvolgimenti del 1860 nel Sud Italia.
Il governatore della Luisiana Thomas Moore, decretò nel mese di aprile che si organizzasse l’arruolamento di volontari, anche stranieri per l’imminente conflitto. Le rappresentanze consolari della Gran Bretagna e della Francia si opposero, protestando la loro neutralità al conflitto. Il governatore dispose che i volontari stranieri sarebbero stati inquadrati in milizie, non facenti parte dell’esercito confederato, ma al servizio comunque dello Stato.
Gli stranieri che si arruolarono, furono dunque inquadrati in tre brigate europee; per gli italiani venne organizzato il 6° battaglione Italian Guards. Molti di questi volontari non americani, tra i quali i siciliani sbarcati della nave Elisabetta, vollero però far parte di un unità dell’esercito confederato.
Le brigate europee, tra cui il battaglione italiano, ebbero un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’ordine nei cinque giorni ( 25/30 aprile 1862), in cui il generale confederato Lovell fu costretto ad evacuare le truppe dalla città di New Orleans. Con la partenza dell’esercito e dinanzi alla prospettiva dell’arrivo del nemico, comandato dal generale Benjamin Franklin Butler, la popolazione fu presa del panico, considerata la tattica dell’esercito nordista di fare ovunque terra bruciata, distruggendo in particolare tutte le infrastrutture. In questa situazione le brigate europee furono le uniche milizie incaricate di mantenere l’ordine in città. Nonostante l’onorevole comportamento tenuto sul campo, le brigate furono sciolte a fine maggio 1862.
La partenza dell’esercito nordista del 39° reggimento New York, costituito da ex garibaldini, indusse però molti reduci meridionali delle brigate a continuare la lotta per il Sud in varie unità militari della Luisiana.
Nell’agosto del 1863 i volontari del battaglione Italian Guards furono inquadrati nella compagnia H del 22° reggimento della Luisiana.
Il reggimento, trasferito nel settembre 1863 ad Alexandria Luisiana, venne assegnato alla brigata Thomas, divisione Mouton-Polignac, e partecipò alla campagna lungo il fiume Teche e alla battaglia Mainfield, dove, agli ordini del generale Richard Taylor, sconfisse le truppe nordiste del generale Nathaniel Banks, sebbene in grande inferiorità numerica.
I soldati della compagnia H, che si erano comportati con grande valore in questa memorabile battaglia, continuarono a combattere fini alla resa del generale Edmund Kirby Smith, avvenuta il 26 maggio 1865 a Shreveport.
Le organizzazioni odierne, che rivendicano la memoria delle confederazione degli Stati del Sud, riconoscono il contributo degli italiani e particolarmente degli ex militari delle Due Sicilie. Il 22° reggimento fanteria della Luisiana è considerato un corpo leggendario, perché fu uno degli ultimi ad arrendersi alla soverchiante superiorità in uomini e mezzi degli Stati del Nord.
A tutt’oggi a New Orleans esistono associazioni culturali dei discendenti di quei meridionali, ex militari delle Due Sicilie, che combatterono con onore per l’indipendenza del Sud degli attuali Stati Uniti.
Edoardo Spagnuolo
(Nazione Napoletana – marzo 2005)
http://www.duesicilie.net/O_N071.html
http://www.napolitania.net/nn0503p1.html
08:34
Scritto da : josephepomeo
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15/07/2009
Differenza tra indipendentismo e legittimismo
Queste sono le definizioni date dai vocabolari enciclopedici. In base a queste definizioni non sono un legittimista e non intendo minimamente essere accostato a loro.
Legittimismo: Dottrina politica esposta dal Talleyrand al Congresso di Vienna a favore del ritorno dei Borbone e quindi anche degli altri sovrani europei spodestati da Napoleone; essa afferma la legittimità e la continuità del potere dinastico perché di origine divina.
Legittimista : Relativo al legittimismo. In particolare dicesi legittimista il partito favorevole al ritorno di una dinastia ritenuta spodestata ingiustamente.
Indipendenza: condizione di un popolo non soggetto allo straniero, che obbedisce ad un governo che esso stesso ha creato e mantiene, che si regge su leggi proprie.
Indipendentista: fautore dell’indipendenza.
Sono un indipendentista napolitano.
I legittimisti ritengono prioritario e propedeutico la restaurazione del Regno delle Due Sicilie al benessere delle nazioni duosiciliane. Al sottoscritto, in quanto indipendentista, interessa prioritariamente ed esclusivamente il benessere delle nazioni Napolitana e Siciliana, affinché questi popoli ritornino ad avere la dignità che hanno perso con l’indipendenza. I Napolitani ed i Siciliani devono tornare ad essere rispettati in tutto il mondo, le nostre terre devono essere ritenute culla di civiltà, come è storicamente accertato poiché la Magna Grecia, che è inclusa nella Napolitania e la Sicilia, hanno dato la civiltà in tutto il mondo antico, e non terre di mafie. I Napolitani ed i Siciliani devono essere ritenuti unanimemente tra i popoli più civili del mondo e non razze inferiori come oggi propugna la propaganda del regime tosco-padano.
Personalmente sono favorevole alla costituzione di uno stato repubblicano delle Due Sicilie con due stati federali, Napolitania e Sicilia. Lo stato centrale delle Repubblica Federale delle Due Sicilie sarà competente solo di politica estera, difesa dai nemici esterni, politica monetaria e questioni ambientali internazionali e comuni ad i due stati federali. Tutte le altre competenze andrebbero devolute ai due stati membri: Napolitania e Sicilia.
Qualora l’opzione di creare uno solo stato sovrano delle Due Sicilie, non dovesse essere realizzabile per volontà della maggioranza di una o di entrambe le nazioni costituenti, solo allora sarei favorevole ad un ruolo simbolico dei Borbone. Ricostituendo il Regno di Napoli, con gli stessi confini che aveva alla vigilia dell’invasione napoleonica, ed il Regno di Sicilia. Il sovrano di questi due stati dovrebbe essere sola persona come lo erano i Borbone tra il 1734 ed il 1806, oppure gli Asburgo di Spagna tra il 1503 ed il 1713 o Carlo VI tra il 1720 ed il 1734 o Alfonso I tra il 1443 ed il 1458. La differenza sarebbe che il re non avrebbe più i poteri legislativi ed esecutivi ma sarebbe un sovrano costituzionale con solo poteri di controllo, e di mantenere l’unione nella politica estera dei due stati.
C’è una notevolissima differenza tra essere legittimisti ed essere indipendentisti
perché i principi basi tra le due dottrine ne delineano l’azione politica e gli scopi finali.
Joseph Epomeo
21:58
Scritto da : josephepomeo
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13/07/2009
Ciao Gabriele
Napoli 10 luglio 2009 : Gabriele Marzocco è andato nel miglior regno che esiste in assoluto, migliore anche del regno delle Due Sicilie.
Nato il 24 maggio 1951 nella nostra bella capitale, professore di lettere ed eccellente latinista. Ha abbracciato il meridionalismo già negli anni settanta. Nel 1993 ha fondato il periodico “Nazione Napoletana” (Foglio di lotta per il Sud) ed è stato tra i soci fondatori del Movimento Neoborbonico. Ha diretto dalla fondazione in avanti, il periodico “Nazione Napoletana”, è stato direttore di altre testate di ideologia similare, dell’Altra Napoli. Presidente e socio fondatore dell’associazione Nazione Napoletana fino al suo scioglimento per creare la ONLUS ‘A Nazione Napulitana il 4 novembre 2001 insieme a Gennaro Riola, Giuseppe Fioretti, Giuseppe Savoia, Luigi Assante, Serena Baldassini, Giovanni Lama, Vincenzo Rusciano, Diario Sebastiani, Domenico Traverso e Anselmo De Gregorio. Presidente del periodico “A Nazione Napulitana” dalla fondazione fino al 10 luglio 2009.
Gabriele Marzocco col suo giornale ha svolto un opera unica e fondamentale per la formazione delle nuove generazioni, militanti per le Due Sicilie (chi scrive è fiero di essere stato un suo allievo). Ha riproposto la fierezza per gli abitanti del Sud Italia continentale di definirsi napolitani.
Oltre alla divulgazione della vera storia delle Due Sicilie e di Napoli si è occupato di importanti temi culturali tra i quali la tutela e la valorizzazione della lingua Napoletana, azione ritenuta tanto importante da chiamare la ONLUS fondata nel 2001 con il nome in Napoletano. Si è occupato di temi politici importanti a livello delle Due Sicilie e locali ultimo dei quali in ordine di tempo contro la discarica di rifiuti tarquali a Chiaiano, dirigendo il giornale degli oppositori alla discarica L’Urlo della Selva.
Gabriele non era il solito meridionalista intellettuale e snob che pubblica solo articoli e disdegna di rimboccarsi le maniche. Infatti insieme abbiamo allestito banchetti nelle piazze di tutti i quartieri di Napoli, volantinaggi, attacchinaggi di manifesti ecc.
Cattolico praticante la sua fede era al di sopra della media, legato alla tradizione preconciliare, per la cui difesa si è tanto battuto. Estremamente generoso e d’animo nobile. Marito e compagno ideale, padre generoso disponibile a rinunce significative per amore dei figli.
Ha vissuto da cristiano osservante ed è per questo che la sua vita dovrebbe essere di esempio per molte persone nonché per tanti meridionalisti che non fanno altro che parlare da prime donne, ma fatti… niente! grazie a te Gabriele per l’esempio che ci hai dato!
Giuseppe Savoia
19:02
Scritto da : josephepomeo
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20/05/2009
Sosteniamo Insorgenza Civile alle provinciali di Napoli 2009
Elezioni provinciali Napoli 2009: la lista Insorgenza Civile è presente e corre da sola poiché non è entrata in coalizione né con il centro-sinistra né con il centro-destra. Candidato alla carica di Presidente della provincia: l’Architetto Orlando Dicè detto Nando, militante instancabile nel suo impegno per la riconquista della nostra antica identità, con grandi capacità comunicative spiega a tutti il come, il perché e da quando Napoli, la sua provincia ed il Sud si trovano in questa situazione di degrado.
La scelta di partecipare alle elezioni provinciali è legittimata dal fatto che il popolo napoletano dal 1860 non è rappresentato e per approfittare di questa opportunità per ottenere quella visibilità necessaria a dare voce per un messaggio di riscossa e di valori alternativi che devono guidare l’azione politica. La scelta di correre da soli è motivata dalla coerenza di non allearsi o apparentarsi con partiti che ideologicamente sostengono il risorgimento; tutti coloro che conoscono la storia vera e rifiutano quella ufficiale di regime, sanno che è stato un periodo di genocidio fisico e culturale per i popoli napolitano e siciliano. Insorgenza Civile in questi anni, ha più volte, con convegni video su you-tube, libri ed altre manifestazioni, reso pubblica la sua condanna storica al risorgimento. Posizione su cui concordo e che ho espresso sul blog “Orgoglio Napolitano” e sul sito www.duesicilie.net . I militanti di Insorgenza Civile sono gli eredi dei briganti e dei difensori di Civitella del Tronto e sono presenti alle elezioni per smascherare questo sistema prima “italiano” ed ora “globalista” che ancora tiene i popoli napolitano e siciliano sotto schiavitù.
Basta con le divisioni pretestuose tra meridionalisti, autonomisti, indipendentisti, borbonici, legittimisti ecc. dobbiamo, pur rispettando chi ha una visione diversa, marciare tutti compatti verso gli stessi obbiettivi: la libertà, la ritrovata identità e la dignità dei napolitani e dei siciliani.
Ho il rammarico di non abitare più nella provincia di Napoli altrimenti dopo tanti anni avrei saputo a chi dare il mio voto.
Coloro che veramente amano le Due Sicilie dovrebbero appoggiarli in ogni modo e chi tra loro abita nella provincia di Napoli votarli con la certezza nell’animo.
Joseph Epomeo
23:25
Scritto da : josephepomeo
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02/04/2009
Un significato per Due Sicilie
A volte usando il toponimo Due Sicilie sono stato frainteso, per evitare che in futuro questo si ripeta, ho deciso di esporre cosa intendo per Due Sicilie.
Quando si parla di Due Sicilie s’intende un’area geografica che comprende un territorio di poco più di centomila chilometri quadrati costituito per un quarto dalla Sicilia e per la restante parte dalla porzione più meridionale ed orientale della penisola Italiana. Lo stesso territorio che tra il 1816 ed il 1861 era uno stato indipendente: il Regno delle Due Sicilie, che tra il 1302 e il 1816 era costituito da due stati sovrani, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, tra il 1150 e il 1302 dallo stato indipendente, che comprendendo oltre la Sicilia anche provincia di Napoli, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Principati Citeriore ed Ulteriore, Puglia e Terra di Lavoro, era chiamato Regno di Sicilia. Quello stesso stato però che tra il 1139 e il 1150 non aveva tra i suoi territori l’Abruzzo.
Alcune persone intendono le Due Sicilie come territorio oggetto del loro desiderio al fine di restaurare il Regno delle Due Sicilie con la monarchia borbonica. Tutto ciò senza tenere minimamente conto delle identità nazionali Napolitana e Siciliana. Altre persone, la cui conoscenza storica si limita alle stupidaggini dei sussidiari scolastici, credono anch’essi che si parli di restaurazione borbonica.
Personalmente intendo le Due Sicilie come un’area geografica o una macroregione, e il suo significato è solo puramente geografico.
Uso il toponimo Due Sicilie per non usare il termine Sud che è un termine coloniale nato per umiliare la nostra storia e la nostra identità. Sud significa essere sud di qualcuno o di qualcosa, è un termine che sta ad indicare che siamo posseduti da qualche altro territorio. A tale scopo potrei anche usare il termine Magna Grecia. Questo toponimo anche se si riferisce ad un periodo storico universalmente accettato come glorioso, escluderebbe alcuni territori che invece sono compresi con il termine Due Sicilie, ovvero il Molise, l’Abruzzo e Terra di Lavoro.
Lontano da me ogni pretesa nell’uso del termine Due Sicilie di voler mortificare l’identità Siciliana e l’aspirazione di questa terra ed essere autonoma ed indipendente dalla Repubblica Italiana. Nello stesso tempo non intendo nemmeno mortificare l’identità del mio popolo, la nazione Napolitana e l’aspirazione della mia terra, ex Regno di Napoli o Napolitania ad essere autonoma ed indipendente dalla Repubblica Italiana.
Credo che bisognerebbe andare verso questa impostazione quando si parla di Due Sicilie, altrimenti continueremo ad incorrere nell’errore di sembrare dei nostalgici monarchici che aspirano alla restaurazione borbonica.
Un altro errore potrebbe esserci se non si opterà per l’impostazione che ho da tempo adottato, ovvero creare divisione tra i Napolitani ed i Siciliani. Questi due popoli invece hanno una naturale tendenza ad una cooperazione fraterna nel rispetto delle singole identità ed esigenze territoriali.
Un futuro stato delle Due Sicilie deve avere ben poco in comune con l’antico Regno delle Due Sicilie. Dovrà essere uno stato federale costituito da due entità, Napolitania e Sicilia, che di fatto per costituzione dello stato e per i singoli statuti saranno due stati sovrani. Resterebbero allo stato centrale delle Due Sicilie solo la rappresentanza estera, la moneta, da difesa comune e il governo delle questioni ambientali che toccano entrambi i territori ed i mari che li bagnano.
Questa è la mia idea sul termine Due Sicilie. Lungi da me imporla ad altri, ma auspicarne la sua adozione credo che sia legittimo, comunque potrei anche sbagliarmi. Sarei lieto di conoscere il pensiero di altri lettori quando usano il toponimo Due Sicilie per aprire un confronto su questo tema.
Joseph Epomeo
http://www.duesicilie.net/O_N067.html
17:24
Scritto da : josephepomeo
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26/03/2009
Il giorno della barbarie
Acerra, 26 marzo 2009: s’inaugura l’inceneritore. Siamo chiamati a vivere questo giorno di lutto che è anche una delle peggiori pagine da ricordare di oltre tremila anni della nostra storia. Pari al plebiscito truffa indetto il 21 ottobre 1860, all’invasione dei longobardi, all’occupazione di Napoli col genocidio di molti suoi abitanti da parte di Belisario nel 536 ed alle razzie dei predoni saraceni sulle nostre coste.
L’apertura di questo inceneritore è la vittoria della barbarie, una vittoria dello stato nemico che ci opprime dal 1860, una sconfitta del diritto di autodeterminazione delle popolazioni locali che per oltre un decennio hanno lottato pacificamente e non violentemente contro la sua costruzione, una sconfitta per la tutela ambientale della provincia di Napoli che subirà un notevole aumento dell’inquinamento atmosferico, un attentato alla salute dei cittadini che dovranno subire prima le malattie e poi i decessi dovuti a tumori che colpiranno non solo i vecchi ma anche i giovani e i bambini.
L’incenerimento dei rifiuti è stata sempre una pratica discutibile, inadatta a risolvere il problema considerando che provoca l’emissione nell’atmosfera di diossina ed altre sostanze tossiche. In altri paesi questi impianti si stanno chiudendo privilegiando la raccolta differenziata, il riciclaggio ed il recupero dei materiali che ridiventano materia prima. Nella repubblica italiana invece si torna indietro di 50 anni aprendo inceneritori e dimostrando una mentalità retrograda e criminale alla soluzione dei problemi.
L’informazione di massa è tutta controllata dai gruppi economici che fanno affari d’oro con l’incenerimento dei rifiuti e perciò hanno tutto l’interesse a raccontare falsità e far passare per sicuro un impianto che di fatto provocherà un lento genocidio dei napoletani. I responsabili della sua costruzione e degli altri quattro impianti andrebbero denunciati alla corte dell’Aia per crimini contro l’umanità.
Un triste futuro si prospetta dopo questa data: madri che piangeranno i loro bambini, figli che ancora minorenni piangeranno la morte di uno o entrambi i genitori, persone di tutte l’età che finiranno prematuramente i loro giorni… e tutto a causa delle sostanze inquinanti emesse dall’inceneritore di Acerra e degli altri che saranno costruiti.
Anche l’agricoltura e l’industria alimentare subiranno il colpo fatale.
Se Gandhi, Mohandas Karamchand “Mahatma” (grande anima) fosse ancora vivo, dovendo trattare con uno stato che ha imposto con la forza e l’esercito questo impianto, non avrebbe mai formulato come sua linea di lotta “LA NON VIOLENZA”.
La nostra indipendenza da questo stato criminale è necessaria, non possiamo continuare a subire altre tribolazioni!
Joseph Epomeo
17:20
Scritto da : josephepomeo
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20/03/2009
Lo spirito di Civitella del Tronto
La fortezza di Civitella del Tronto fu presa per un tradimento dalla marmaglia terrorista piemontese il 20 marzo 1861, dopo tre giorni dalla proclamazione della truffa Italia, fatta passare dalla propaganda come unità d’Italia, e più di un mese dopo la partenza di Francesco II per l’esilio e la caduta di Gaeta.
Che senso aveva continuare a resistere in un simile contesto?
Che lezione di vita possiamo imparare dalla resistenza degli eroici Napolitani chiusi nel forte di Civitella del Tronto?
Malgrado l’invasione effettuata dal Regno di Sardegna verso il Regno delle Due Sicilie e di una parte dello Stato Pontificio senza alcuna dichiarazione di guerra, sia stata condannata da tutti gli stati Europei tranne il Regno Unito, l’opinione pubblica dell’epoca si indignò per quello che accadeva in Sicilia, in Napolitania, nelle Marche ed in Umbria ma nessuno intervene militarmente. Qualora fosse accaduto ci sarebbe stata la prima guerra mondiale, evento che comunque si verificò 54 anni dopo. Inoltre l’indignazione non costa niente… un intervento militare costa vite e danaro.
I militari Napolitani all’interno della fortezza sapevano che nessuno sarebbe intervenuto a loro favore, ma lottarono per i loro ideali che sarebbero stati considerati giusti e sacrosanti da qualsiasi altro popolo che si fosse trovato nelle stessa situazione.
Difendevano la loro patria, invasa in modo criminale, e che da alcuni mesi subiva con saccheggi e crimini, i primi effetti dell’invasione.
Difendevano la loro identità che dal 1860 sarebbe stata calpestata e distrutta non solo con il genocidio fisico, perpetrato nei primi anni dopo il 1861 ma anche e soprattutto con quello culturale. Fino al 1861 tutti coloro che abitavano in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Terra di Lavoro, Principati e provincia di Napoli erano fieri di essere Napolitani. Oggi grazie a questa propaganda solo chi abita nella provincia di Napoli è ancora fiero di dirsi Napoletano gli altri spesso o si vergognano o addirittura si sentono offesi se vengono chiamati Napoletani.
Difendevano il diritto di autodeterminazione. I popoli Napolitano e Siciliano avevano subito intuito a cosa sarebbero andati incontro col cambio di regime; perciò volevano essere retti dall’illuminata monarchia borbonica che garantiva quei diritti umani che dopo il 1861 sarebbero stati sistematicamente violati. Francesco II era purtroppo un monarca assoluto però egli era Napolitano e parlava Napoletano mentre Vittorio Emanuele II era nfrancesato che parlava francese e non conosceva nemmeno una parola d’Italiano.
Le ragioni dei difensori Napolitani di Civitella del Tronto erano giuste ed inviolabili ma furono calpestate dalla violenza delle azioni criminose degli invasori, della loro avidità ed ambizione per cui s’impose ‘a vranca ‘e fetente nfrancesate. Questi nostri compatrioti del XIX per principio non potevano fare altro che resistere anche se invano fino a perdere la vita per fucilazione o finendo deportati nei campi di concentramento piemontesi. Avrebbero potuto arrendersi all’indomani della caduta di Gaeta; la lezione che ci danno i difensori Napolitani di Civitella significa che un idea, soprattutto se giusta ed inviolabile, va difesa contro ogni calcolo di convenienza e senza cedimenti, agendo con spirito indipendentista.
Oggi invece domina il pensiero ed il modo d’agire opposto; quasi nessuno in ogni parte del mondo e spesso, anche tra i meridionali (che sono tali e non napolitani perché hanno perso la loro identità e dignità). Ogni nuova idea che s’imbatte in qualche difficoltà, non la si sostiene più oppure ci si schiera dalla parte di chi è più forte e vincente solo perché usa mezzi illeciti e immorali non idonei alla nostra cultura che affonda le sue radici in quella greco-romana. Questo vale anche per qualche meridionalista che pur conoscendo la vera storia, non agisce di conseguenza, come fecero i difensori Napolitani di Civitella.
Un esempio di facilissima comprensione: “Quanti meridionali sostengono Juve, Inter o Milan che sono squadre del nord e vincono con slealtà sportiva, potendo gestire le loro società con il falso in bilancio in modo da poter sempre acquistare i giocatori più forti?” Tanti. I difensori di Civitella del Tronto non avrebbero mai tifato per una delle tre associazioni a delinquere striate, ma avrebbero sostenuto squadre della loro terra che purtroppo, lottando lealmente contro i disonesti, non potrebbero mai vincere o ottenere piazzamenti di rilievo come il Napoli, il Bari, il Lecce, la Reggina, il Pescara ecc.
Solo poche persone si definiscono ancora e fieramente Napolitani, ed in parte lo dobbiamo all’esempio dei nostri compatrioti che resistettero a Civitella da novembre 1860 fino al 20 marzo 1861.
Per questo quei difensori Napolitani di Civiletella del Tronto vanno celebrati ma non solo ogni 20 marzo, ma tutti i giorni seguendone l’esempio con una vita militante volta non solo a difendere l’identità Napolitana e quella Sicliana, ma anche a lottare fino all’ultimo giorno di vita per ritornare ad essere indipendenti da questo stato truffa chiamato: Repubblica Italiana.
E’ quest’idea che mi spinge ad operare in modo indipendentista e con lo spirito, mi fa essere tutti i giorni sui bastioni di Civitella del Tronto a pieno titolo, come uno dei successori di quei difensori Napolitani del 1860-61 come tutti quei Napolitani contemporanei che veramente vogliono e credono nell’indipendenza della Napolitania.
Joseph Epomeo
17:35
Scritto da : josephepomeo
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