02/05/2012

Principi del Napolitanismo

Il Napolitanismo è un idea identitaria, infatti già nel suo nome è compresa come radice la parola Napolitani perciò riconosce l’esistenza della Nazione Napolitana con tutte le caratteristiche distintive di una nazione: “Comunanza d’individui che abitano la stessa regione, hanno la stessa storia, parlano la stessa lingua, professano la stessa religione, hanno identità d’interessi materiali e morali ed aspirano a conseguire gli stessi fini.”. Un partito o movimento che s’ispira a questa idea si definisce Napolitanista ed i suoi militanti o sostenitori Napolitanisti.

 

Il Napolitanismo è un idea indipendentista che ha come obbiettivo il raggiungimento e la conservazione  dell’indipendenza della Napolitania, ovvero il territorio che fu l’ex Regno di Napoli  tra il 1282 ed il 1816 più le enclavi di Benevento e Pontecorvo, o eventualmente come obbiettivo intermedio l’istituzione di una macroregione Napolitania con un’ampia autonomia.

 

Un partito Napolitanista deve scegliere un simbolo che richiami al Regno di Napoli, adottando quando è possibile i suoi stemmi storici,. Sarebbe auspicabile adottare lo stemma del Regno di Napoli in vigore tra il 1759 ed il 1806 perché è stato l’ultimo vessillo sia prima del decennio dei napoleonici e poi dell’unificazione con la Sicilia nel Regno delle Due Sicilie. Un movimento Napolitanista non deve assolutamente avere nel suo simbolo i colori che rimandano al tricolore italiano.

 

Il nome del partito o movimento non deve rifarsi al termine meridionale o al termine sud ed i loro derivati. Una scelta in tal senso ribadirebbe un taglio netto con gli stereotipi della propaganda colonizzatrice italiana.   

Deve condannare in modo chiaro e inequivocabile il risorgimento ed i loro artefici come periodo di oppressione, saccheggio della Napolitania e crimini contro la Nazione Napolitana.

 

Deve mettere l'uomo e non il danaro al centro dell'azione politica con un codice morale che guidi le azioni dei suoi iscritti e dei simpatizzanti; questo codice si può ispirare al vangelo o qualcosa di laico affine.

 

Coloro che aderiscono ad un partito o movimento Napolitanista devono ragionare con la stessa mentalità che aveva la nostra classe politica prima del 1860, ovvero devono pensare in grande e non aver paura di volare. Devono ispirare la loro azione prendendo ad esempio le positività della nostra plurimillenaria storia.

 

Il progetto politico di un partito Napolitanista non deve essere sinonimo di programma. Nel progetto politico devono esserci oltre ai principi ideologici del Napolitanismo, il programma politico, l’obbiettivo finale, gli obbiettivi intermedi e la strategia per raggiungere gli obbiettivi intermedi e quello finale, un modello di sviluppo economico alternativo al liberismo e la formulazione del futuro assetto istituzionale della Napolitania.

 

Un  movimento o partito Napolitanista può essere sia di sinistra sia di destra ma è auspicabile per unire tutto il popolo che non abbia nessuna di queste due ideologie anzi sia capace di trovare una sintesi prendendo il meglio delle due ideologie così come facevano i filosofi eclettici.

 

Un movimento o partito Napolitanista dal momento che condanna il risorgimento non deve fare alleanze o apparentamenti con partiti di destra e di sinistra che si ispirano alla falsa mitologia risorgimentale.

 

Un movimento o partito Napolitanista deve essere un movimento che parte dalla base elettorale e non un partito azienda o partito feudo. Questo significa che non deve essere un partito dove i suoi dirigenti  hanno questo ruolo in virtù delle loro possibilità finanziarie. In un partito Napolitanista devono contare le idee prima dei soldi o dei suoi finanziatori. Se così non fosse, un Napolitano motivato ma con scarse possibilità economiche non avrebbe voce per dare il suo contributo ideologico al progetto Napolitanista.

 

Un partito o movimento Napolitanista deve partecipare alle elezioni solo nei territori dell’ex Regno di Napoli. Perché lo scopo dei Napolitanisti non è ottenere incarichi politici nelle istituzioni italiane ma è contare quanti Napolitani aderiscono al progetto indipendentista o quello eventualmente intermedio autonomista. Inoltre in caso di elezione dei suoi candidati a cariche locali questi potranno iniziare a mettere in pratica i principi del Napolitanismo nei territori napolitani interessati.

 

Un movimento o partito Napolitanista deve restare fedele ai principi sopra descritti in ogni sua azione dei sostenitori, dei militanti e dei dirigenti. Un militante o dirigente che tradisce questi principi va espulso. Un partito o movimento Napolitanista che tradisce uno o più di questi principi, non può più definirsi tale e deve immediatamente perdere l’appoggio di tutti coloro che credono nei principi del Napolitanismo.

 

Joseph Epomeo

Manifestazione “Ce simmo sfasteriate”

Domenica 10 giugno 2012 alle ore 17.00 ci riuniremo in piazza San Domenico Maggiore a Napoli per la manifestazione pubblica che si chiama: “Ce simmo sfasteriate”.

 

Manifesteremo:

CONTRO

le numerose tasse che strangolano il popolo Napolitano.

i pochi investimenti ordinari in Napolitania inferiori al gettito fiscale raccolto

il caro carburanti

il traffico e lo smaltimento dei rifiuti tossici provenienti dal nord verso la Napolitania

le navi dei veleni che uccidono lentamente i nostri mari

lo sfruttamento del petrolio lucano e l’inquinamento derivato da questo sfruttamento

i tagli alla sanità

i tagli allo stato sociale

lo sfruttamento delle nostre fonti d’energia rinnovabili per regalare l’energia prodotta al nord.

il caro rc auto e le discriminazioni razzistiche delle assicurazioni

il razzismo nei confronti del Napolitani

la falsa storia insegnata nelle scuole che offende la dignità del popolo Napolitano

la lega nord

la fuga dei cervelli

le finte missioni di pace fatte dal governo italiano

lo sputtaNapoli che dura dal 1860.

Camorra, la Ngrangheta e la Sacra Corona Unita

la banca centrale europea ed il fondo mondiale internazionale

contro la moneta euro 

l’unione europea ovvero l’Europa che strangola i popoli

la NATO e per uscirne

il ponte sullo stretto di Messina

 

 

A FAVORE

del recupero della coscienza nazionale napolitana

dell’acquisto di prodotti Napolitani

del boicottaggio di merci, prodotti e servizi cisalpini

dello studio della lingua Napolitana nelle scuole

del rilascio dei due marò prigionieri in India e degli altri nostri connazionali napolitani prigionieri dei pirati in altre parti del mondo

della raccolta differenziata in tutta la Napolitania

della tutela del patrimonio naturalistico della Napolitania

della rapida ricostruzione de L’Aquila ad oltre 3 anni dal terremoto

della tutela, e valorizzazione del patrimonio monumentale Napolitano in particolare l’antica Pompei.

Di Napoli che torni ad essere capitale della Napolitani perché le decisioni di questo territorio si prendano a Napoli

Della costituzione della Banca della Napolitania banca popolare e per il popolo.

di una maggiore retribuzione dei ricercatori scientifici

della massima libertà su internet

 

L’evento è indipendentista ma sono invitati non solo gli indipendentisti ma chiunque condivide anche solo una parte dei motivi per cui si protesta. 

 

Vi aspettiamo tutti in piazza con le bandiere storiche del Regno di Napoli e della Nazione Napolitana, o i vessilli del Regno delle Due Sicilie ed i simboli dell’indipendenza Napolitana.

 

Non sono ammesse insegne e bandiere di partiti della partitocrazia italiana che siedono in parlamento o che ci hanno portato a questo stato di degrado. Altrettanto per i militanti ed i digerenti locali o italiani di questi partiti.

 

Movimento Indipendentista Napolitano

11/03/2012

Nasce il Movimento Indipendentista Napolitano

Napoli, sabato 10 marzo 2012: è nato il Movimento Indipendentista Napoletano.

La riunione si è tenuta all’Antica Spaghetteria Francesco e Maria Sofia nei pressi di piazza San Domenico Maggiore.

 

E’ Napolitano. Perché solo recuperando la nostra antica identità e le nostre antiche radici, possiamo rigenerarci come Nazione Napolitana e trovare l’unità di popolo che è una cosa indispensabile per non essere divisi in infiniti e distruttivi campanilismi che hanno come unico effetto quello di continuare ad essere sottomessi al dominatore di turno.

 

E’ indipendentista. Perché è un dato di fatto il degrado in ogni settore in cui versa la Napolitania di oggi rispetto a quella che abbiamo perso in seguito all’invasione ed occupazione illegale iniziata nel 1860. L’indipendenza per noi non è solo un obbiettivo ma è uno strumento per far rinascere lo stato Napolitano con la sua ricchezza morale e materiale e porre fine a tutte le ingiustizie e vessazioni che i Napolitani subiscono dal 1860.

 

E’ Movimento. Perché nasce dal basso come moto popolare. Ogni cosa è decisa democraticamente. Non è un partito perché non sta a rappresentare interessi di parte ma vuole aggregare tutta la Nazione Napolitana alla lotta indipendentista.  Farà politica con ogni mezzo che riterrà di volta in volta strategicamente opportuno senza precludersi nessuna possibilità pur di raggiungere gli obbiettivi, ovvero: l’indipendenza, conservarla e ricostituire la Napolitana affinché diventi uno degli stati più importanti del pianeta.

 

Qualcuno criticherà che è nato l’ennesimo movimento. Niente di più sbagliato perché tutti gli altri sodalizi sono meridionalisti e vogliono risolvere il problemi della Napolitania all’interno dello stato e delle istituzioni italiane. Noi invece vogliamo risolverli con l’indipendenza, abbandonando lo stato italiano oppressore. Siamo il primo Movimento Indipendentista Napolitano. Inoltre abbiamo una visione precisa di come dovrà essere il ricostituito stato Napolitano. Per prima cosa auspichiamo la Napolitania governata da persone oneste. Non vogliamo uno stato fantoccio sottomesso ai poteri forti internazionali che ogni anno ne fanno nascere uno nuovo. Auspichiamo che la Napolitana a livello internazionale sia prestigiosa e apprezzata, a differenza  dell’Italia che non ha mai contato niente. Per questi ad altri motivi è nato un movimento distinto da chi ha altre idee talvolta losche.  

 

Siamo sempre pronti ad unire le nostre forze a quelle di altri gruppi su singole tematiche che condividiamo. Parimenti siamo pronti a collaborare nel rispetto e riconoscimento reciproco anche con indipendentisti di altre nazioni.

 

Movimento Indipendentista Napolitano   

25/10/2011

Visita gratuita al cratere del Vesuvio solo per i Campani

La visita al cratere del Vesuvio è a pagamento anche per i Napoletani. Sarebbe giusto che i cittadini napoletani, vesuviani e della Campania fossero esentati dal pagare questo tributo.  

 

La quasi totalità dei visitatori del cratere del Vesuvio sono turisti stranieri non cisalpini.

 

I visitatori per accedere al cratere devono pagare un biglietto su cui è scritto: “Parco nazionale del Vesuvio, gran cono del Vesuvio” e più piccolo “visita guidata / guidad tour”. Il prezzo del biglietto è di 8,00 euro. E previsto un biglietto scontato di 5,50 euro per i residenti nei comuni del Parco Nazionale del Vesuvio. Sia il prezzo pieno che quello scontato, sono più alti dei prezzi che gli enti turistici hanno concordato con le guide per questo tipo di visite.  

 

Il Cratere del Vesuvio si trova nel comune di Ercolano ed è suolo pubblico. Nessuno per legge può impedire l’accesso dei cittadini italiani su un suolo pubblico. Invece questo accade sul cratere del Vesuvio.

 

Si tratta di un caso unico e scandaloso, a cui nessuno fin ora si è opposto con forza. Personalmente sono salito sulle cime di tante montagne ma per nessuna di esse ho dovuto pagare un biglietto per accedervi. Unica eccezione… la montagna della mia zona natale, il Vesuvio.

 

Quando ad agosto 2011 sono salito sul cratere con un mio amico, ho trovato un capanno che formava un posto di blocco e relativa biglietteria ai lati del piazzale adibito a parcheggio, anch’esso a pagamento, ed un altro varco all’inizio di un viale il cui accesso era libero fino a pochi anni fa, ora con custodi e relativo ticket.

 

Pagato il biglietto al varco del piazzale adibito a parcheggio, siamo saliti per un sentiero molto ripido. Qui c’era un’altra postazione con relativo casotto in legno a uso delle guide. Sentendo che parlavamo italiano ci hanno chiesto se eventualmente avevamo bisogno una guida che spiegasse in italiano. Noi non ne abbiamo usufruito.

 

Abbiamo visitato le poche centinaia di metri per il periplo che le guide consentono di visitare. Quando siamo arrivati al varco opposto al fianco da cui siamo saliti, volevamo uscire e continuare frattanto la passeggiata, ma ci è stato impedito con molta arroganza e maleducazione dalla guida adibita a quel varco che molto sgarbatamente ci ha costretti a tornare indietro per scendere dallo stesso varco da cui eravamo saliti. Abbiamo evitato di fare questioni ma ci sono motivi legalmente validi per appellarsi.

 

Che un gruppo di Napoletani con competenze di guida turistica voglia lavorare, è lecito ed è giusto giacché da noi i posti di lavoro sono pochi e tanti altri lo stanno perdendo. E’ sbagliato invece imporre di pagare una guida e chiudere ogni accesso al cratere con ingressi presidiati da altrettanti posti di blocco con relativi capanni.

 

Non importa quale sia il pretesto che ha consentito a queste guide di pretendere il pagamento all’accesso al cratere del Vesuvio, esistono leggi che possono garantire  l’accesso gratuito per tutti. Tale battaglia non è difficile da vincere, ma le guide del Vesuvio poi non avrebbero più questi proventi. Non vogliamo che questi napoletani perdano la loro entrata ma solo che si arrivi ad una soluzione valida per tutti. L’ideale sarebbe di lasciare le guide per i turisti provenienti dall’estero e dalle altre 19 regioni italiane mentre per i residenti nella regione Campania entrare gratis, previo l’esibizione di un documento.

 

L’ingresso gratuito dei cittadini campani al cratere, consentirebbe loro di conoscerlo meglio ed essere così i promotori più accaniti per la tutela del Vesuvio, potenziandone l’immagine a livello pubblicitario e richiamando turisti da tutto il mondo.

 

Continueremo questa battaglia finché non otterremo quello che è giusto.

 

Joseph Epomeo

24/06/2011

Indipendenza sportiva

I Napolitani hanno la necessità di competere alla pari con il resto del mondo in qualsiasi settore, sport compreso. Non essere costretti a competere unicamente contro i disonesti cisalpini sia nelle attività economiche e sociali che nello sport.

 

Propongo la creazione di federazioni sportive in ogni disciplina, completamente autonome dall’Italia, per Napolitania, Sicilia e Sardegna. Il resto della repubblica italiana (Emilia Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana, Trentino Alto Adige,  Umbria, Valle d’Aosta, Veneto, province di Roma e Viterbo, territori della province di Frosinone, Latina e Rieti che facevano parte dello stato pontificio) continuerebbe ed essere rappresentata dalle attuali federazioni sportive.

 

Allo scopo di rendere chiara la proposta prenderò ad esempio il calcio. Con questa proposta avremmo 4 federazioni calcistiche con i rispettivi campionati, dalla serie A fino alle categorie dilettantistiche. Nel Regno Unito ci sono 4 federazioni da quasi 150 anni nonostante sia un solo stato sovrano. La repubblica italiana avrebbe così le federazioni calcistiche di Italia, Napolitania, Sicilia e Sardegna anche con le rispettive nazionali che parteciperebbero alle competizioni internazionali.

 

La Napolitania potrebbe avere una “serie A” di calcio composta da 16 squadre, la Sicilia e la Sardegna ne avrebbero 10.  L’importante è che i campionati siano a girone unico e con gare d’andata e di ritorno; caratteristica indispensabile affinché i regolamenti U.E.F.A. e F.I.F.A. consentano alle squadre di club e le nazionali di partecipare a competizioni internazionali.  

 

Il centro-nord della repubblica italiana si tenesse le sue nazionali azzurre ed anche i titoli gia vinti… non sempre onestamente. Noi indipendentisti Napolitani non vogliamo essere rappresentati da squadre e da atleti che indossano l’azzurro dei Savoia che sono tra i responsabili dell’invasione della patria Napolitana e della Sicilia, del genocidio di quasi un milione di Napolitani, del saccheggio delle nostre ricchezze, dell’impoverimento della Napolitania, dell’esodo di decine di milioni di Napolitani e Siciliani.

 

Finalmente le squadre e gli atleti Napolitani laddove vincessero il massimo torneo nazionale si fregerebbero di un titolo veramente nazionale. Inteso come titolo per la propria nazione, del migliore in quella disciplina, per di più di una vera originaria nazione, non fasulla ed artificiale come l’Italia. 

 

Le nostre squadre, i nostri atleti non dovrebbero lottare per ottenere solo le briciole per partecipare alle competizioni internazionali, sia nei club che con la nazionale degli invasori. Infatti la loro presenza nelle squadre nazionali italiane è nettamente minoritaria ed inferiore al 25% che è la proporzione tra il territorio della Napolitania e quello di tutta la repubblica italiana.

                                                                                                                                                                          A dimostrazione di quanto su detto delle partecipazioni di squadre napolitane di calcio alle competizioni europee; tra il 1956 ed il 1999 si sono svolte 44 edizioni di coppa dei Campioni, 39 di Coppa delle Coppe e 13 di Coppa delle Fiere, tra il 1955 ed il 1971, 28 di Coppa U.E.F.A. dal 1971-72, per un totale di 124 tornei. L’unica squadra Napolitana ad ottenere l’accesso a queste competizioni è stato il Napoli con 2 partecipazioni alla Coppa dei Campioni, 2 alla Coppa delle Coppe, 4 alla Coppa delle Fiere e 12 alla Coppa U.E.F.A. per un totale di 20 presenze. Dalla stagione 1999-2000 ci sono state 12 edizioni di Champions League e 12 di Coppa U.E.F.A. o Europa League. In questo periodo ci sono state 2 partecipazioni del Napoli in Coppa U.E.F.A.  e l’anno prossimo gli Azzurri parteciperanno alla Champions League. Considerando anche i tornei del 2011-12, i tornei europei disputati o da disputare sono in totale 26. Insomma in 57 anni la Napolitania ha avuto solo la squadra della sua capitale e metropoli con 23 presenze nelle competizioni europee. Qualora nello stesso periodo avesse avuto la sua federazione calcistica anche se questa fosse stata tra le più scarse nella classifica europea avrebbe avuto diritto tra il 1956 e il 1999 ad una rappresentante nelle tre coppe; e dal 2000 al 2012 una per ogni torneo, in totale le partecipazioni sarebbero state 150 e non le misere 23 del Napoli. Lo stesso Napoli probabilmente avrebbe partecipato 57 volte a tornei europei. Si sarebbero aperte le porte dell’Europa calcistica anche per Bari, Lecce, Foggia, Salernitana, Avellino, Reggina, Catanzaro e Pescara. Se poi consideriamo che le nostre squadre sono sempre state nettamente migliori di quelle non solo dei piccoli stati ma di almeno la metà degli stati europei la nostra classifica sarebbe stata tale da avere tra le 2 e le 3 squadre in coppa U.E.F.A. fino al 1999 e 2 o 3  tra accesso diretto e preliminari sia in Champions League che in Europa League, allora anche squadre provinciali potevano partecipare a competizioni europee come per esempio: Cavese, Nocerina, Sorrento, Campobasso, Barletta, Cosenza e Potenza.

 

Questo solo esempio del calcio spiega perché è necessaria l’indipendenza sportiva delle squadre della Napolitania e anche per la Sicilia e la Sardegna. Con gli sportivi cisalpini ci scontreremmo eventualmente solo in competizioni internazionali organizzate da enti sopranazionali e superpartes, non da federazioni controllate da vertici cisalpini che spesso screditano il regolare svolgimento dei tornei. Non avremmo a che fare con i tifosi cisalpini spesso razzisti contro gli atleti e i loro sostenitori Napolitani e Siciliani, evitando periodici scandali di partite illecitamente condizionate dove i protagonisti sono nella quasi totalità squadre del nord.  

 

Inoltre sarebbe una gioia immensa vedere alla cerimonia d’apertura delle olimpiadi sfilare gli atleti Napolitani con dietro la loro bandiera.

 

Joseph Epomeo 

          

01/05/2011

Alcune proposte per Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio

Alle elezioni comunali di Napoli del prossimo 15 e 16 maggio il sottoscritto è candidato alla municipalità di Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio nella lista di Insorgenza Civile.

 

http://www.insorgenza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=46&Itemid=2

 

Barra, Ponticelli e San Giovanni a Teduccio subiscono il triste destino di tutte le periferie delle grandi città, una volta erano comuni a se ed avevano un relativo benessere.

 

Per Ponticelli è previsto la costruzione di un inceneritore. Il sottoscritto come il movimento in cui milita è contro gli inceneritori e le mega-discariche ed a favore dalla raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio, che fatto bene, conduce alla formula: rifiuti zero. E’ ingiusto che Ponticelli uno dei pochi quartieri di Napoli che fa la raccolta differenziata con il porta a porta, con una percentuale del 77,1 %, debba addirittura vedere la sua popolazione punita con l’inceneritore. L’inceneritore non deve essere costruito ne a Ponticelli ne in nessuna altra zona. Mi batterò con tutte le mie forze, accanto a tutti coloro che sono contrari a questa barbarie affinché questa fabbrica di morte non sia costruita.

 

E’ fondamentale rivalutare il patrimonio monumentale di San Giovanni a Teduccio e Barra che hanno nel loro territorio ville settecentesche e seicentesche. Il turismo dovrebbe oltre il centro storico di Napoli, coinvolgere anche questi quartieri. La costa di San Giovanni a Teduccio va recuperata. Il depuratore va reso funzionante, la spiaggia rilanciata alla balneazione.

 

Giuseppe Savoia