Duosicilianismo ed economia

La crisi della finanza mondiale pone interrogativi urgenti per coloro che si battono per il riscatto delle Due Sicilie, sia come insieme delle due regioni storico-geografiche, che singolarmente nell’azione politica.

La crisi della finanza globale vista superficialmente o seguendo gli organi d’informazione di massa sembra gravissima e inevitabile.

Analizzando come funziona il sistema monetario, ponendo l’attenzione sul problema del signoreggio monetario e sull’economia del debito ci rendiamo conto che questa crisi era evitabilissima, bastava operare in maniera sensata e non speculativa. Inoltre dobbiamo renderci conto che questa è la crisi dell’economia virtuale; perciò è una crisi virtuale.

Oggi i soldi non hanno più, come una volta, un fondo aureo che li garantisce ed il valore nominale della moneta non corrisponde al valore del metallo su cui è coniata. Tale sistema inventato in Napolitania oltre 2500 anni fa dai Sanniti, adottato dei greci e dai romani, è diventato di uso comune in tutto il mondo fino all’ultimo dopoguerra.

Oggi si usa la carta moneta il cui valore nominale è molto più alto del valore della carta e delle spese tipografiche per stamparla. Non essendoci fondo aureo, chiunque percepisce soldi per un servizio prestato o merce venduta, riceve in cambio del tangibile, un qualcosa di virtuale. Inoltre sempre più spesso i soldi non sono neppure più stampati, ma esistono solo nel computer delle banche, conclusione: abbiamo soldi in bit.  

Oramai a livello mondiale, l’alta finanza è in maggioranza solo speculazione su molti prodotti e servizi che per noi comuni mortali per conoscerle tutte ci vorrebbero anni di studio e approfondimenti sui vari siti internet che ancora non sono stati coinvolti dalle frottole dei mass-media.

La carta moneta si brucia facilmente ed i bit spariscono alla prima mancanza di energia elettrica. Eppure se la crisi fosse solo nel mondo virtuale e il gioco di borsa solo un videogioco non dovremmo preoccuparci, mentre questa crisi se pur virtuale, la faranno pagare solo ai cittadini impoverendoli e privandoli di beni e servizi fondamentali.

Di fronte a questa crisi, l’unico modo sensato di agire è quello di dare valore a ciò che veramente serve.

Il nostro primo obbiettivo è l’indipendenza o almeno una forma di autonomia molto ampia. In questo le istituzioni napoletane e siciliane autonome devono esserci uomini e donne che agiscono per l’esclusivo interesse dell’intera popolazione della loro patria e non per gli interessi di pochi.

La prime azioni politiche devono essere rivolte all’agricoltura potenziandola, rivalutandola e proteggendola.

La produzione agricola deve essere aumentata e molte persone oggi disoccupate dovrebbero essere invogliate a lavorare in questo settore, rivalutandolo sotto il profilo sociale visto che dall’agricoltura vengono tutti i prodotti alimentari per il nostro sostentamento. Inoltre bisognerebbe orientarla al mercato interno, al fine di alimentare tutta la popolazione duosiciliana con prodotti tipici locali. Le coltivazioni devono essere fatte tornando ai sistemi tradizionali come ed esempio la rotazione triennale delle colture, senza uso di antiparassitari e di concimi chimici di dubbia provenienza. Evitare drasticamente gli OGM in quanto nemici dell’alimentazione e della salute umana.

La vendita dei prodotti agricoli deve essere fatta sul luogo e senza intermediari. Una vendita per distanze maggiori deve essere prevista per scambi di prodotti agricoli tra diverse aree della Napolitania o della Sicilia.  

La ripresa dell’attività agricola sarà il punto di partenza per tutti gli altri settori. L’industria si avvantaggerà sia per il reparto conserviero sia per quello metalmeccanico, il governo locale aprirà fabbriche di stato per produrre i trattori ed altri attrezzi agricoli in modo da non comprarli più da altri paesi.

Altro settore dove la nuova classe dirigente Napolitana o siciliana opererà è l’energia. Si dice spesso che il nostro è il paese del sole, che abbiamo sole e mare. Proprio la Napolitania e la Sicilia sono le terre ideali per la produzione di elettricità ricavata dai pannelli solari ottenendo un rendimento migliore che nel nord Europa. Napolitania e Sicilia dovranno operare per produrre il 100% dell’energia che ci necessita. La Napolitania essendo sul continente per la sua posizione geografica potrebbe spingersi, in un periodo successivo, a produrre eccedenze energetiche per venderle al centro nord della penisola così come già fanno alcuni cantoni svizzeri che vendono le eccedenze anche alle vicine regioni padane o ad altri cantoni.

Rimane il problema del signoreggio che in uno stato indipendente con le caratteristiche della classe politica sopra citate, farebbe in modo che ad emettere moneta fosse lo stato. In questo modo i cittadini pagherebbero solo le spese tipografiche per stampare moneta e la differenza tra il valore nominale e le spese tipografiche divise per la popolazione sarebbe l’accredito pro-capite per ogni abitante. (Per chi ha qualche dubbio, paragonare la banca centrale, al film “La banda degli onesti” con Totò e Peppino De Filippo)

Eliminato il signoreggio monetario, con l’autosufficienza dei prodotti agricoli ovvero, sovranità alimentare e con l’indipendenza energetica, non solo si eliminano tre voci del passivo della bilancia commerciale, ma si pongono le basi per uno stato veramente sovrano, invece di uno stato la cui sovranità giuridica non corrisponde a quella di fatto; e di questi ne abbiamo a decine in tutti e cinque continenti.

Il resto dei settori: industriale, commerciale, turistico e servizi, si svilupperebbero di conseguenza dato che agricoltura, energia e sovranità monetaria sono il motore per l’economia.

Joseph Epomeo

Duosicilianismo ed economiaultima modifica: 2008-12-18T23:09:00+00:00da josephepomeo
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