Quando l’indipendentismo è di sinistra

In alcuni paesi del quarto mondo, il maggiore o uno dei maggiori partiti indipendentisti è di sinistra. Accade in Catalogna con E.R.C. (Esquerra Republicana de Catalunya), nel Paese Basco accadeva con Batasuna ed oggi con EHAK (Euskal Herrialdeetako Alderdi Komunista) ovvero il Partito Comunista Basco. Anche in altre regioni europee e non, che chiedono l’indipendenza,  ci sono importanti partiti indipendentisti dichiaratamente di sinistra.

Perché ad alcuni popoli che aspirano all’indipendenza è più facile dare l’appoggio ad un partito indipendentista inequivocabilmente di sinistra? L’indipendenza di un popolo, della sua terra e la lotta per la libertà non dovrebbe essere una tematica tipica della destra? Sappiamo che la sinistra tra i suoi tanti aspetti è internazionalista, per questo dovrebbe occuparsi meno di cause indipendentiste. 

L’oppressione di un popolo da parte di un paese dispotico fa sentire il peso delle sue conseguenze soprattutto sulle classi sociali più deboli. Questo è evidente nel caso dell’occupazione dell’ex Regno delle Due Sicilie da parte dello stato italiano.

Dal 1860 subiamo disoccupazione, emigrazione e mancanza di pari opportunità rispetto alle genti della tosco-padania. 

Napolitani e Siciliani veramente coerenti a tutte le idee di sinistra e che hanno preso coscienza della vera storia dovrebbero impegnarsi a dar vita ed a sviluppare un partito indipendentista di sinistra o perlomeno coordinarsi tra loro.

Nella storia della destra italiana, dal 1860 ad oggi, va ricercato un altro motivo per cui è più facile che gli indipendentisti duosiciliani siano di sinistra. 

Predominante nella storia della destra italiana è stato il ventennio fascista. Molti della prima generazione che hanno portato il revisionismo storico ed un certo meridionalismo di stampo borbonico o neoborbonico sono ex tesserati del vecchio M.S.I. che rivendicava un’eredità ideologica con il fascismo. Sentirsi fascisti ed ambire al riscatto delle Due Sicilie, anche se solo per un’autonomia di tipo federale è contraddittorio. Il fascismo ha esaltato l’antica Roma e il risorgimento, due periodi storici che hanno rappresentato l’oppressione dei popoli del Sud Italia.

La destra contemporanea è liberista e sostiene che il mercato debba svilupparsi senza controllo, con lo stato che sta a guardare ed i popoli devono essere servi dell’economia. 

Motivi estremamente validi per promuovere un partito indipendentista e di sinistra che potrebbe chiamarsi: “Partito dei Lavoratori Duosiciliani”. Un movimento che andrebbe a favore delle classi più deboli, introducendo un reddito minimo garantito, contro il liberismo economico, a favore della creazione di uno stato sovrano che guidi la ricostruzione economica delle Due Sicilie controllando i settori strategici dell’economia con imprese di stato, mettendo le barriere doganali e portando avanti ogni azione politica coerente con idee di sinistra. 

I meridionalisti di destra con la loro contraddizione ideologica non sono andati molto lontano. Solo un partito indipendentista di sinistra può riscattare le Due Sicilie a meno che non compaia sulla scena del duosicilianismo un genio di destra che inventi di sana pianta un’ideologia di destra indipendentista, antiliberale e sociale che possa essere il fulcro di un eventuale partito indipendentista di destra. 

Attualmente gli indipendentisti dovrebbero formare un “Comitato di liberazione duosiciliana”, composto dalle varie anime sia di destra che di sinistra. Tutti dovrebbero combattere uniti fino al raggiungimento dell’indipendenza. Una volta rinato lo stato sovrano delle Due Sicilie e indette le elezioni per la prima legislatura del nuovo parlamento; il “Comitato di liberazione duosiciliana” si scioglierà ed ogni partito farà la sua strada politica.

Joseph Epomeo

http://www.duesicilie.net/O_N021.html

Quando l’indipendentismo è di sinistraultima modifica: 2007-12-05T18:45:00+01:00da josephepomeo
Reposta per primo quest’articolo

10 pensieri su “Quando l’indipendentismo è di sinistra

  1. Parole Sante! La creazione di un vero partito di sinistra, con forti spinte meridionaliste, è un dovere e un obiettivo imprescindibile per noi uomini del Sud.
    Dobbiamo impegnarci a creare dal basso una forza che sappia fare politica vera, cogliere le reali istanze delle classi sociali più tartassate e che ne esalti la maggiore qualità rispetto agli pseudoimprenditori di impronta padana…

  2. Io invece non sono d’accordo, proprio perchè la sinistra è internazionalista e quindi la contraddizione la vedo in una sinistra indipendentista (e quindi nazionalista…).
    Evidentemente non posso essere d’accordo neppure con una destra nazionalista in senso tradizionale (dalle Alpi alla Sicilia), nè tanto meno con una destra liberale come Forza Italia (ma non scordiamoci che anche gli “unitaristi” erano liberali, basti pensare a Cavour!).
    E proprio il fatto che i primi nostri “padri fondatori” venivano dalla Destra Nazionalista (a cominciare da Angelo Manna e Silvio Vitale) e solo coltivando il germe del nazionalismo, hanno poi capito che semplicemente il loro concetto di “nazione” (dal Tronto allo Stretto di Messina per i Napolitani e la Sicilia per i Siciliani) non coincideva con quello del Partito in cui militavano, per cui se ne sono successivamente allontanati.
    Per di più esiste una Destra Sociale: Alleanza Nazionale si chiamava “Movimento Sociale” e lo stesso Partito Nazionale Fascista in campo sociale aveva rispolverato normative se vogliamo borboniche, quali l’orario di lavoro, la pensione, la scuola obbligatoria, l’assistenza sanitaria. Tale Destra Sociale non è insensibile alle necessità degli strati sociali più deboli, mentre notoriamente la ricca borghesia è radical-chic (“Bello sforzo per un operaio essere comunista, mi disse un collega di università nel ’68, devi apprezzare me che faccio il comunista pur essendo pieno di soldi!!!”).
    E in conclusione, come faresti a conciliare in un unico “comitato” indipendentisti di destra e di sinistra? A prescindere che i termini “destra” e “sinistra” sono appunto termini risorgimentali post-unitari.
    Noi, a mio avviso, non dobbiamo essere nè di destra, nè di sinistra, ma di Sud! Secondo te la Lega Nord è di destra o di sinistra? Oggi appoggia Berlusconi, ma in precedenza lo aveva fatto cadere alleandosi con il centro-sinistra; e i suoi elettori sei proprio sicuro che siano tutti solo imprenditori o non piuttosto operai? E qual’è la sua politica, di destra, di sinistra, o… del Nord? Dirò di più, secondo me i tempi non sono ancora maturi per costituire addirittura un partito politico del Sud: la nostra gente ancora ignora il suo passato e i motivi della sua attuale situazione economica; prima bisogna che prenda coscienza del proprio stato e poi possiamo pensare ad un Partito del Sud, ma ripeto nè di destra, nè di sinistra. Dalle mie parti si dice “Chi me vatteje m’è cumpare” e d’altronde in quelle realtà in cui, per situazioni locali particolari, siamo riusciti ad entrare in giunta con liste civiche, stiamo con in centro-destra o con il centro-sinistra a seconda della convenienza: anche con il diavolo, pur di avere visibilità.

  3. Volevo informarTi che sono attivi e militanti in Sicilia gli Indipendentisti democratici, progressisti e TRAVAGGHISTI (cioè Laburisti ) di FOCUS TRINAKRIA.
    FOCUS TRINAKRIA è un think tank dell’indipendentismo che aderisce al progetto politico-organizzativo del FRUNTI NAZZIUNALI SICILIANU – SICILIA INDIPINNENTI ( FRONTE NAZIONALE SICILIANO – SICILIA INDIPENDENTE ).
    il suo indirizzo è :
    http://indipendenzasicilia-fns.ilcannocchiale.it
    la email:
    focustrinakria@yahoo.it

    Trovi inoltre anche nel nostro blog testimonianza di un punto di vista progressista e travagghista:

    http://laquestionesiciliana.blogspot.com

    Saluti e Antudu!

  4. parlare di Destra e di Sinistra vuol dire tornare indietro e richiamare l’odio di classe (anche se le classi sembrano oggi accezioni astratte), quando invece la questione dell’indipendenza attiene alla dignità della persona e del popolo che, una volta raggiunta l’indipendenza, ricerca una una forma solidale di uno stato federalista, perchè, non dimentichiamoci, siamo tutti fratelli e sulla stessa barca…

  5. CHI DOBBIAMO ESSERE?
    NO indipendentisti: è pura utopia.Questa parolla suscita paura. Dirò di più. Va contro il comune sentire della gente del nord e offende quella del sud perchè fa sentire ridicolo e inutile il sacrificio di tantissimi soldati meridionali e i sudisti questa cosa dei loro morti c’è l’hanno tutti dentro.
    Sicuramente dobbiamo essere un partito, una lega, un movimento, e subito.
    La riscoperta della nostra cultura, la riabilitazione delle nostre radici i motivi del nostro degrado possono andare di pari passo con l’azione politica.
    Un esempio per tutti: Bossi (l’Umberto tanto per capirci) agli inizi degli anni 80 fonda la Lega autonomista lombarda e alle elezioni politiche del 1983 prende 157 preferenze. Nel 1994 in alleanza con Forza Italia va al governo e nel frettempo si inventa mitologie padane, battesimi nel Po , un dio Eridanio e facezie similari. Tutto in 14 anni. Domanda: Perchè noi meridionali per sbrogliare le nostre cose dovremmo aver bisogno di tempi biblici?
    COME DOBBIAMO ESSERE?
    O.K. con Gianfranco non dobbiamo essere nè di destra nè di sinistra ma del SUD ,pronti a cogliere le possibilità che si presentano, CINICI se necessario: la nostra attuale impotenza e il nostro degredo non ci lasciano altre soluzioni.Costanza Castellano

  6. Autonomismo
    Questo blog, secondo il nostro modesto parere, rappresenta la punta più avanzata del dibattito politico-culturale inerente il futuro delle popolazioni delle regioni facenti parte dell’ex Regno delle due Sicilie. Per profondità di analisi, per solidità degli argomenti, per la semplicità “anglosassone” del porre questioni complesse con termini comuni, non per questo banali.
    Prova ne sia, l’ultimo intervento, a firma di Joseph Epomeo, intitolato “Quando l’indipendentismo è di sinistra”, nel quale si affronta una tematica assolutamente cruciale sulla quale ci siamo interrogati spesso su questi anni: ideologie politiche “nazionali” e autonomismo meridionale.
    Nel Sud – usiamo questo termine per semplificare, lo diciamo per non farci bacchettare ad Epomeo che aborre tutti i termini che implicano l’idea di sotttomissione – assistiamo a questa discrasia: le ragioni delle popolazioni napolitane, a partire dalla annessione piemontese attraverso la farsa dei plebisciti e dalla resistenza armata opposta da sbandati e contadini al nuovo stato, vengono sostenute prima da fedeli alla dinastia sconfitta, quindi borbonici, poi in tempi più recenti da elementi appartenenti alla destra tradizionalista meridionale. Ci vengono in mente due grandi nomi, Carlo Alianello e Silvio Vitale.
    Qui l’interrogativo è d’obbligo: come si spiega?
    Secondo noi, la fuga vergognosa dell’8 settembre 1943 dei membri della casa Savoia da Roma crearono un malcontento diffuso che venne ereditato – col passaggio all’Italia repubblicana – da ambienti di destra o simpatizzanti dell’MSI.
    Questo astio nei confronti di casa Savoia, rendeva possibile proprio nella destra meridionale la possibilità di una saldatura fra le proprie convinzioni ed una rivalutazione della tradizione. Con tutto ciò che ne conseguiva, in termini di rivalutazione della religiosità profonda delle popolazioni meridionali e dell’attaccamento alla tradizione. Da qui ad una rivalutazione della vecchia dinastia borbonica il cui destino si era saldato a quello della Chiesa e ne aveva condiviso le sconfitte, il passo era breve.
    Tale rivalutazione – vista dall’esterno – risulta inconciliabile con l’adesione incondizionata alla forma esistente dello stato italiano come esso si è configurato durante il processo di unificazione: questa la grande contraddizione in cui si è dibattuta la destra meridionale “revisionista”. In cui ancora oggi si dibatte.
    Conciliare l’attaccamento allo stato italiano con la ricoperta della propria storia si rivela secondo noi insostenibile, in quanto tale riscoperta comporta un ripensamento della forma dello stato consegnatoci dalla vicenda risorgimentale.
    In questa sede l’eventuale risposta a tale esigenza, sia essa una forma federalista o macroregionalista, quindi moderata, oppure quella estrema separatista della formazione di uno nuovo soggetto statuale comprendente le regioni dell’ex regno borbonico, non ci interessa.
    Resta un dato di fatto: il tema non è mai stato affrontato in ambienti di destra, ma il tempo di affrontare l’interrogativo e di fornire una risposta è giunto per tutti, siano essi di destra o di sinistra.
    Per quanto riguarda la sinistra, noi siamo scettici che a breve da quella parte possa venire qualcosa di positivo per il Sud.
    In Italia – meglio dire, nelle regioni meridionali – la sinistra (se si esclude Nicola Zitara, che rappresenta la punta più avanzata sul piano storico-politico-economico dell’autonomismo meridionale continentale) è molto in ritardo nel ripensamento della storia risorgimentale, rimane prigioniera di vecchi schemi culturali – ben condensati in testi come “Cristo si è fermato ad Eboli” e il “Gattopardo” – e inorridisce al semplice suono del termine “borbonico”. E continua a gingillarsi nelle solite menate del risorgimento visto come rivoluzione incompiuta, dell’assenza delle masse popolari dal processo di unificazione, come se in Francia – tanto per fare un esempio – il regime napoleonico fosse stato frutto dell’azione dei contadini e non della borghesia nascente.
    Questo ritardo culturale rischia di pagarlo tutto il Sud.
    Con la bocciatura della riforma costituzionale approntata dalle destre e dalla lega, l’appuntamento con la storia è stato solo rimandato. Infatti in questi giorni lo si sta riproponendo, sui giornali si è accennato ad un progetto di riforma costituzionale che da qualche mese sarebbe in cantiere e sul quale verrebbe coinvolta anche la lega.
    A cosa è dovuto il ritardo della sinistra?
    Non solamente al fatto che essendo di matrice internazionalista sia poco propensa a interessarsi di questioni nazionalitarie. Si tratta di una questione – in parte tutta italiana – che ha radici giacobine. Lo stato nazionale è sorto all’insegna della diffusione degli ideali di libertà in contrasto con le vecchie dinastie considerate assolutiste .
    Un ruolo importante, bisogna riconoscerlo, venne svolto da logge massoniche che in nome della libertà portarono un attacco spietato e senza quartiere alla chiesa cattolica vista come un retaggio del passato, un passato buio da illuminare con la fede nella ragione e nel progresso, in altre parole la modernità.
    Tutte, queste, tematiche ereditate dalla sinistra.
    Spiegatemi voi, come si possa pensare che sia agevole per un meridionale di sinistra, oggi, liberarsi di questi orpelli ideologici, rivalutare i borbone, quindi la chiesa, e ripensare la forma dello stato.
    Gli amici di sinistra saranno gli ultimi a rendersi conto che nel Sud qualcosa va cambiato, riallacciandosi alla propria storia non rinnegandola come si è fatto sinora, con boiate passateci dalla mitologia risorgimentale, tipo “negazione di dio”, “re bomba”, “franceschiello”, “arretratezza secolare” e chi più ne ha più ne metta.
    Il riscatto del Sud, per noi passa quindi attraverso un incontro fra uomini di buona volontà di destra, di centro e di sinistra che presa coscienza della propria identità storica capiscano che occorre dare risposte nuove ad un problema antico.
    Antico non più di centoquarantasette anni.
    Zenone di Elea – RdS, 9 Dicembre 2007

  7. Qualcosa si muove.
    Sono anni che sostengo, prendendomi molte critiche e stizzosi attacchi, che la Destra non può appropriarsi (pure se vorrebbe, eccome…) dell’idea di autonomia e/o idipendentismo del Sud. Condivido appieno ciò che dice Epomeo circa l’enorme contraddizione della Destra che fa suoi gli ideali di patria italiana, Stato unitario e risorgimento. Quello stesso Stato che ha massacrato lo Stato autonomo del Sud! C’è il problema che, al di là delle dichiarazioni d’equidistanza, molti meridionalisti, borbonici(neo e non) abbiano il vizietto di fare l’occhiolino a Destra e di pendere sempre da quella parte. D’altro canto vanno lette e considerate con pragmatismo le considerazioni di Zenone di Elea sull ritardo della Sinistra (anche se s’ingrossa in modo esponenziale il numero di chi inizia a capire)rispetto ad una revisione che gli massacra i Garibaldi, i presunti valori libertari risorgimentali a cui, come ebbe già a dire, è attaccata come una cozza. Esistono tanti meridionalisti di Destra (di cui sono amico e stimo nella loro onestà intellettuale) con cui costruire il nuovo/antico Sud. Penso che si possa sintetizzare : “forse non di Sinistra, ma giammai di Destra!” Credo che più che ricercare un movimento/partito a tutti i costi di Sinistra, vada alzata una pregiudiziale a che l’auspicabile e futura organizzazione politica del Sud non venga fagocitata dal liberismo destrorso dei vecchi Dc, i nuovi Cavalieri ed i mutanti e riciclati fascisti.
    Diceva il grande Eduardo ai suoi attori, dopo aver spiegato la loro parte, ; ” Chillo è ‘o commò!…Agite!”.
    Andrea Balìa

  8. Vengo dall’incontro di Gaeta dell’8 e 9 dicembre di vari gruppi meridionalisti e neoborbonici, abbiamo iniziato a costruire una federazione di movimenti…e’ un primo passo.

    L’esempio di Antonio Ciano a Gaeta e’ confortante, a livello locale possiamo iniziare ad avere un po’ di visibilità e i nostri discorsi non sono più quelli di una ristretta cerchia di “rivoluzionari” ma anche il Sindaco di Gaeta parla dei nostri stessi temi esponendo i nostri identici argomenti di spoliazione del Sud a partire dall’unità d’Italia…

    La “rete” e la federazione della tante eterogenee realtà locali meridionaliste e’ un inizio obbligato, dopo viene il difficile…quando il coordinamento nazionale proverà la strada del partito nazionale, strada tutta in salita per le difficoltà economiche di un movimento idealista come il nostro.

    Mi sono comunque convinto di una cosa, prima di parlare di destra e sinistra…e’ necessario unire le forze per il Partito del Sud o dei Duosiciliani o come lo vorremo chiamare e solo dopo aprire il dibattito tra autonomisti ed independentisti, su cattolici e agnostici, liberali e antiliberali…iniziamo ad UNIRCI contro le finte destre e sinistre di oggi, che sono risorgimentali e nemiche.

    Enzo Riccio

  9. Qualcosa si muove.
    Sono anni che sostengo, prendendomi molte critiche e stizzosi attacchi, che la Destra non può appropriarsi (pure se vorrebbe, eccome…) dell’idea di autonomia e/o indipendentismo del Sud. Condivido appieno ciò che dice Epomeo circa l’enorme contraddizione della Destra che fa suoi gli ideali di patria italiana, Stato unitario e risorgimento, oltre ad una perseverante collusione savoiarda. Quello stesso Stato che ha massacrato lo Stato autonomo del Sud! C’è il problema che, al di là delle dichiarazioni d’equidistanza, molti meridionalisti, borbonici (neo e non) hanno il vizietto di fare l’occhiolino a Destra e di pendere sempre da quella parte. D’altro canto vanno lette e considerate con pragmatismo le considerazioni di Zenone di Elea sul ritardo della Sinistra (anche se s’ingrossa in modo esponenziale il numero di chi – in questa parte – inizia a capire) rispetto ad una revisione che le massacra i Garibaldi, i presunti valori libertari risorgimentali a cui, come ebbe già a dire Zenone, è attaccata come una cozza. Esistono tanti meridionalisti di Destra (di cui sono amico e stimo nella loro onestà intellettuale) con cui costruire il nuovo/antico Sud. Penso che si possa sintetizzare : “forse non di Sinistra, ma giammai di Destra!”. Credo che più che ricercare un movimento/partito a tutti i costi di Sinistra, vada alzata una pregiudiziale a che l’auspicabile e futura organizzazione politica del Sud non venga fagocitata dal liberismo destrorso dei vecchi Dc, dei nuovi Cavalieri e dei mutanti e riciclati fascisti. Diceva il grande Eduardo ai suoi attori, dopo aver spiegato la loro parte : “Chillo è ‘o commò!…Agite!”.
    Andrea Balìa

  10. Forse la soluzione dell’arcano è più semplice di quanto si possa immaginare!
    Siamo rimasti ancora al 1860, la “sinistra” è ancora fortemente giacobina (anche se il De Felice dice che c’erano molti punti di contatti tra i giacobini ei primi fascisti), nell’accezione peggiore del termine “io arrobbe a me, tu arrubbe a mè”. O vd le prodezze monezzarde di Bassolino, che non sono poi tanto meglio delle cannonate da Castel Sant’Elmo.
    Mentre la vera destra nel 1860 era senz’altro borbonica, cattolico-tradizionalista, in sintesi controrivoluzionaria.
    Petranto è stato natuarale, nonostante tutto, che prorpio da destra sia venuta la riscoperta (ma erano stati veramente dimenticati ?) dei Borbone.
    Solo chi ha superato lo stato toscopadano (italiano) può essere di sinistra e contemporaneamente Napolitano!

Lascia un commento